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UN LIBRO SU "CEFALONIA"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2013
           

Nel saggio storico Settembre 1943. Cefalonia, nel baule della storia: la memoria dell’eccidio” (Editore GBE) i giornalisti Vincenzo Grienti  e Laura Malandrino raccontano i tragici eventi che si verificarono nell’isola greca dall’8 al 25 settembre 1943, avvalendosi del “baule di ricordi” dell’ex caporal maggiore Angelo  Emilio.

 

L’interessante ricerca storica utilizza pertanto libri, ritagli di giornali, corrispondenze originali e appunti personali di Emilio, cercando di dare delle risposte a interrogativi e polemiche irrisolte che ancora oggi circondano la storia dell’eccidio.

 

Il saggio quindi mette in rilievo sia la “memoria  storica” con un’attenta ricostruzione di quanto avvenne 70 anni fa, sia quella “intima” dei ricordi di diversi militari siciliani, conterranei di Angelo Emilio, le cui testimonianze diventano una fonte importante per lo studio sulla tragedia di Cefalonia e Corfù.

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Il volume valorizza la conservazione di un significativo patrimonio orale ed è inoltre arricchito da una lunga lista di nomi di militari siciliani caduti a Cefalonia e Corfù, conservata dal reduce Emilio per ricordare i compagni che  partirono dalla Sicilia per non tornare più.

 

Pubblicato il 23 settembre dalla GBE Editoria, il libro rafforza la condanna verso guerra e violenza in tutti coloro che amano la pace.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FILM "UNA FRAGILE ARMONIA"
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2013
           

Tempo presente e tempo passato
sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
tutto il tempo è irredimibile.

(Quartetti - T.S. Eliot)

 

Con questi  versi di T. S. Eliot, tratti dall’opera “Quartetti”, inizia il film “Una Fragile Armonia” (A Late Quartet), di Yaron Zilberman  per raccontare la storia di un celebre quartetto  d’archi  impegnato nell’esecuzione dell’Opera 131 di Beethoven, metafora del fluire ininterrotto della vita.

 

Dopo 25 anni di successi conseguiti “insieme ” collaborando in perfetto accordo, la grave malattia di uno dei membri, il violoncellista Peter Mitchell, colpito dal morbo di Parkinson, causa una rottura dell’equilibrio nel gruppo,  scatenando sopite insoddisfazioni, gelosie, tradimenti  ed egoismi.

 

Daniel Lerner, primo violino ossessionato dalla perfezione litiga con il secondo violino, Robert Gelart, che vorrebbe strappargli il ruolo. Incompreso da sua moglie Juliette, tormentata violinista, Robert  la tradisce con una ballerina. Come se non bastasse Daniel crea ulteriore scompiglio innamorandosi di Alexandra, figlia di Robert e Juliette.

 

Tra separazioni e litigi il gruppo comunque dovrà affrontare la nuova stagione musicale cimentandosi nella suddetta Opera 131 (quartetto per archi n. 14 in do diesis minore) di Beethoven, un’opera particolare in cui l’ uso dei tempi è molto libero e per fini espressivi  il ritmo è  piegato a continui cambiamenti  senza le pause necessarie ai musicisti per riaccordare gli strumenti,  col rischio di cadere “fuori tono”.  Si intuisce quindi che  la musica è stata scelta ad hoc per mettere in rilievo le tematiche del film.

 

Peter con grande pazienza e sensibilità riuscirà a far ritrovare al quartetto  amicizia e buoni sentimenti, quell’armonia ricostruibile per amore della musica, superando egoismi di vario genere. Egli stesso cercherà una violoncellista che lo sostituirà e uscirà di scena con molta dignità, accettando lo scorrere del tempo con i suoi conseguenziali cambiamenti, nonché le inevitabili contraddizioni degli esseri umani secondo lui “tutti fuori tonalità”, quando non riescono a mettere in secondo piano il proprio ego per un positivo obiettivo comune.

 

Bravissimi gli attori. P.S. Hoffman, C. Keener, C. Waken, M. Ivanir. I. Poots, davvero notevole la colonna sonora di A.  Badalamenti che si avvale di musiche immortali, scarna la sceneggiatura di S. Grossman e Y. Zilberman (da molti criticata), ma nel complesso essenziale ed efficace.

 

 Un buon film, considerando che è l’opera prima di Zilberman, già  vincitore di un Oscar per il documentario “Watermarks”.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

FILM "L'INTREPIDO"
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2013
           

Il nuovo film di Gianni Amelio “l’Intrepido”, presentato alla Mostra di Venezia 2013, racconta la storia di Antonio Pane (Antonio Albanese) che si guadagna da vivere facendo “il rimpiazzo”, cioè sostituendo lavoratori di ogni genere in lavori umili o strambi, spesso usuranti, per poche ore o qualche giorno: un personaggio insomma che impersona la quintessenza della precarietà.

 

Egli vive tuttavia la sua penosa situazione con ottimismo e con fiducia verso il prossimo, affrontando ogni giornata con un bel sorriso sul volto semplice, ingenuo, di una bontà un po’ stucchevole, talvolta poco credibile, irreale. E in effetti dove lo trovi oggi un uomo come lui, con pesanti problemi familiari (divorziato, con figlio depresso) che sorride sempre malgrado una fatica che spezza la schiena?

 

Intervistato, il regista ha affermato quanto segue: - L’Intrepido era un giornalino a fumetti…..lo stesso protagonista assomiglia un po’ ad un fumetto, ha la stessa leggerezza di tratto dei personaggi di quel giornalino a me caro. E’ anche un po’ eroico…. Poiché per sopravvivere bisogna tirar fuori il meglio di sé -.

 

Amelio definisce il suo film “una commedia drammatica”, scaturita dall’osservazione del mondo che ci circonda e dell’Italia di oggi, raccontata “con la voglia di non incupirsi mai e con il desiderio di continuare ad aver fiducia del domani, del mondo che verrà, degli altri……rifacendosi a un’idea quasi chapliniana del cinema, dove la lettura non deve avvenire sotto la lente del realismo o del neorealismo come siamo abituati a fare in Italia…..un racconto un po’ surreale e giocoso del nostro tempo….E’ un film che vorrebbe respirare l’aria del tempo, ma certe volte trattiene il fiato perché l’aria è irrespirabile. Il protagonista riesce ad andare avanti fino a quando trova un’aria più respirabile e salutare”.

 

L’Intrepido divide stampa e pubblico, raccogliendo consensi e critiche negative. Ambientato in una Milano gelida e cupa, il film dal ritmo lento animato da qualche battuta ironica, malgrado le suddette buone intenzioni del regista e il finale accattivante, lascia un senso di amarezza. Lo spettro della crisi aleggia pesantemente e concretamente sugli spettatori e…. c’è poco da ridere!

 

E’ comunque un film da vedere in cui si apprezzano la bravura degli attori, in particolare di A. Albanese, la fotografia di Luca Bigazzi, la colonna sonora di Franco Piersanti, la sceneggiatura di Amelio e D. Lantieri.

 

Giovanna D’Arbitrio

PACE, NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI
post pubblicato in diario, il 7 settembre 2013
           

PACE, NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

 

(Rapporto Amnesty International 2013)

 

di Giovanna D’Arbitrio

 

 Il mondo attende col fiato sospeso una decisione che lo porti verso la “Pace o la Guerra”, guerra purtroppo ancora una volta se le trattative diplomatiche dovessero  fallire.  E così noi comuni mortali, lontanissimi dai complicati circuiti degli interessi politici ed economici ammantati di vesti “umanitarie”, siamo torturati da inquietanti interrogativi ai quali son sappiamo rispondere:  “Come si può generare pace con la guerra? Come mai “solo” le armi chimiche segnano “la linea rossa” oltre la quale non si può andare?  Chi le fabbrica? E le atrocità e gli orrori perpetrati con armi convenzionali non sono forse anch’essi da bandire? Perché i riflettori si puntano soprattutto su paesi in cui sono concentrati forti interessi internazionali e si ignorano invece tante nazioni in condizioni peggiori? E le orrende torture di cui si macchiano anche paesi civili saranno mai condannate? Chi costruisce tanti mostruosi strumenti per infliggere sofferenze inimmaginabili ad altri esseri umani? Quando sarà abolita la pena di morte in tutti i paesi della Terra? Perché non si punta mai su istruzione, cultura e solidarietà per  creare vivibilità invece che violenza, morte e distruzione?”.  E così via. Le domande potrebbero essere ancora tante, ma le risposte forse sono legate al lento progresso spirituale di una parte del genere umano.

 

Se ci fermiamo a considerare i meccanismi di causa-effetto, probabilmente la lettura  del rapporto di Amnesty International 2013 ci può fa riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali. Salil Shetty, segretario generale di Amnesty, nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti Umani non conoscono confini”, cita nei primi righi le seguenti  parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963).

 

Ricordando Malala e la sua coraggiosa lotta per il diritto all’ istruzione, ella ha messo in evidenza l’importanza dei social network come  strumento di informazione libera, immediata ed estesa al mondo: -La determinazione di Malala è andata ben oltre i confini del Pakistan. Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza senza confini dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per l’affermazione dei diritti umani, dell’uguaglianza e della giustizia e hanno determinato un sensibile cambiamento del dibattito che circonda il concetto di sovranità e diritti umani. In ogni parte del mondo la gente è scesa per le strade, correndo un grande rischio personale, si è esposta nella sfera digitale, per mettere in luce la repressione e la violenza esercitate dai governi e dagli altri potenti attori. Attraverso i blog, i vari mezzi di comunicazione sociale e la stampa tradizionale, la gente ha creato un sentimento di solidarietà internazionale in grado di far rivivere i sogni di Malala -. 

 

Proseguendo nella lettura ci colpisce il principio di “sovranità” delle nazioni che secondo Salil si presta a tante manipolazioni a seconda dei casi, poiché lo si usa per intervenire o non intervenire in base a vari interessi, trascurando un altro importante principio, quello della “solidarietàin difesa dei diritti umani che non hanno confini. Eccone uno stralcio: -Pertanto, che cosa potrà significare per i potenti, che si aggrappano al concetto di “sovranità”,

e abusano del suo significato, rendersi conto della forza potenziale che ha la gente di smantellare le strutture di governo e di puntare i riflettori sugli strumenti della repressione e della disinformazione che loro usano per restare al potere? Il sistema economico, politico e commerciale creato da coloro che detengono il potere spesso è stato la causa di violazioni dei diritti umani. Ad esempio, il commercio delle armi annienta vite umane eppure viene difeso dai governi, che o impiegano le armi per reprimere il proprio popolo o traggono profitto dal loro commercio. Il tutto è  giustificato in nome della “sovranità”.

 

In questa ricerca di libertà, diritti e uguaglianza, dobbiamo ripensare il concetto di sovranità. La forza della sovranità dovrebbe, e di certo può , derivare dalla conquista del proprio destino….Per mantenerlo vivo e per limitare la sua strumentalizzazione, dobbiamo ridefinire il concetto e riconoscere sia la solidarietà globale sia la responsabilità globale. Siamo cittadini del mondo. Possiamo interessarci a ciò che avviene altrove, perché abbiamo accesso alle informazioni e possiamo scegliere di non rimanere chiusi nei confini. Gli stati si richiamano regolarmente alla sovranità, facendola corrispondere al controllo sugli affari interni senza interferenze esterne, per poter fare quello che vogliono. Si richiamano alla sovranità, comunque in modo pretestuoso, per nascondere o negare uccisioni di massa, genocidi, oppressione, corruzione, morte per fame o persecuzione di genere. Ma chi abusa del potere e dei propri privilegi non può più nascondere facilmente tali abusi. Le persone registrano con i telefoni cellulari e caricano in rete filmati che rivelano la realtà delle violazioni dei diritti umani in tempo reale e fanno luce sulla verità al di là della retorica ipocrita e delle giustificazioni autoreferenziali. Analogamente, le multinazionali e altri potenti attori privati sono più facilmente soggetti a controllo in quanto le conseguenze delle loro azioni, per quanto subdole o criminali, sono ormai difficili da nascondere. Operiamo in un sistema dei diritti umani che dà per scontato il concetto di sovranità ma che di fatto non lo difende, neppure dopo la formulazione della dottrina della Responsabilità di proteggere, concordata nel corso di un summit mondiale delle Nazioni Unite nel 2005, e ripetutamente riaffermata da allora. È facile vedere perché; anche solo nel 2012 ci sono stati molti esempi di governi che hanno violato i diritti delle persone che governano. Un elemento chiave della protezione dei diritti umani è il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza. Un altro elemento fondamentale è dato dai forti limiti imposti alla possibilità dello stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza -. (http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione)

   

Che dire? A noi non resta che pregare e sperare che in Siria non si aggiunga violenza a violenza con un attacco militare che potrebbe avere chi sa quali conseguenze a livello mondiale, pregare e sperare che proprio dai rischi di questa pericolosa situazione si possa giungere ad una svolta significativa nelle politiche internazionali.

 

Giovanna D’Arbitrio

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