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FILM "IL GIOVANE FAVOLOSO"
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2014
           

Mario Martone, regista e sceneggiatore napoletano, noto per il suo impegno sia in ambito teatrale che cinematografico, di tanto in tanto ci regala film di “qualità”, come  Storia di un matematico napoletano, L’Amore molesto, Noi credevamo  ed altri anche se meno conosciuti. Anche la sua ultima opera “Il Giovane Favoloso”, sul grande poeta italiano Giacomo Leopardi, sta riscuotendo notevole successo di pubblico e di critica.

 

Il film inizia con le immagini di tre bambini che giocano nel giardino di una casa nobiliare a Recanati. Sono i fratelli Leopardi, Giacomo, Carlo e Paolina, costretti dal severo padre, Monaldo, e dalla madre, Adelaide Antici, dura e poco affettuosa, a dedicare molte ore allo studio nella biblioteca di famiglia, studio intenso “matto e disperatissimo” che forse causerà nel giovane poeta  grave scoliosi e salute molto fragile. Inutili saranno i suoi tentativi di fuga da Recanati. Unico conforto per Giacomo (Elio Germano) sarà l’amicizia dello scrittore Pietro Giordani (V. Binasco) che lo incoraggia con le sue frequenti lettere.

 

Dopo 10 anni ritroviamo Leopardi a Firenze  tra i letterati dell’epoca. Qui incontra anche l'amata Fanny Targioni e l'amico Antonio Ranieri, considerato un pericoloso sovversivo. Incompreso dall’ intellighenzia fiorentina per il suo eccessivo pessimismo, sovente attribuito al suo aspetto fisico, si ribellerà dicendo :-  "Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto. Il mio cervello non concepisce masse felici fatte di individui infelici". Infine  pone il “dubbio” al centro della conoscenza: "Chi dubita sa, e sa più che si possa".

 

Dopo una breve periodo trascorso a Roma,  l’azione si sposta a Napoli, alle pendici del Vesuvio, dove il racconto si fa più coinvolgente a livello emotivo e si traduce in immagini di grande forza e bellezza.

 

Un Leopardi “diverso” quello di Martone, vivo e vero, pieno di contrastanti aspetti: sofferente e fragile, sensibile e tenero,  ma anche capace di ironia e lucida razionalità. I suoi versi  immortali, recitati nel film dallo stesso poeta e inseriti in modo naturale nel contesto umano della sua vita, risaltano in tutta la loro struggente attualità per quel “mal di vivere”, sempre presente in tutte le epoche,  e per  gli inquietanti interrogativi su sofferenze e dolori inflitti all’uomo.

 

Possenti  nella loro drammaticità alcune scene: l'urlo “silenzioso” di Giacomo davanti alle coercitive intimidazioni del padre e dello zio, l’immagine della madre impressa in una grande statua, simbolo di “Natura Matrigna”, causa di dolore e disperazione,  l’avventura sessuale tra le prostitute nei bassifondi napoletani, l’eruzione del Vesuvio, e infine i versi dedicati alla “Ginestra”,  fiore gentile che riesce a portare bellezza anche in luoghi aspri e desolati.

 

Interessante la colonna sonora con l’accostamento di brani classici a moderna musica elettronica (Sasha Ring), ottime sceneggiatura ( M. Martone), scenografia (G. Muselli)),  fotografia (R. Berta). Bravissimi gli attori, soprattutto Elio Germano, magistrale interprete della figura del poeta,  Michele Riondino nel ruolo di Antonio Ranieri, Anna Mouglalis, la bella Fanny, Massimo Popolizio nelle vesti del padre Monaldo.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

Il DRAMMA DELLE SPOSE BAMBINE
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2014
           

Nel mondo continua ad essere allarmante il dramma delle "spose-bambine" date in matrimonio prima dei 15 anni  soprattutto in alcuni paesi africani come il Niger, il Chad, seguiti dal Bangladesh, dal Mali, dall’Etiopia, dalla Guinea. Secondo il "Plan International",  che da anni si occupa del problema, milioni di giovani sono coinvolte e pertanto si cerca di combattere il fenomeno convincendo i genitori  a far studiare le giovani anziché darle in matrimonio.

 

Tiziana Fattori, direttrice nazionale di Plan International Italia, ha affermato in un’intervista  che “le famiglie povere vedono nel matrimonio della bambina, prima di tutto la soluzione al problema di sfamare troppe bocche. Quindi, una bambina data in sposa elimina l’incombenza della famiglia di doversi occupare di lei. Purtroppo le bambine e le donne che sono considerate esseri inferiori, privi degli stessi diritti che hanno i maschi, vengono spesso date in sposa a un creditore della comunità, magari molto più anziano della bambina. Ci sono casi di bambine di 8-10 anni date in sposa a uomini che hanno 50-55 anni, per risolvere o ripagare un debito”.

 

A quanto pare il fenomeno è più presente in comunità rurali in cui sopravvivono tradizioni, usi e costumi che affondano le radici in povertà e ignoranza. La principale battaglia del Plan International  pertanto  consiste proprio nel portare Cultura, offrendo ai genitori la possibilità di educare la propria figlia con la prospettiva di un lavoro futuro che possa essere di aiuto anche alla famiglia.

 

I dati del Plan, confermati da UNICEF, sono sconvolgenti: si sposa una bimba ogni tre secondi, in molti casi la sposa ha meno di 10 anni, le gravidanze sono difficili e spesso si concludono con la morte durante il parto. Soprusi e violente continue spingono le spose bambine al suicidio.

 

Ecco altri dati UNICEF:

 

-Circa 70 milioni di ragazze nel mondo in via di sviluppo tra i 20 e i 24 anni  (una su tre a livello globale) si sono sposate o hanno iniziato a convivere con un uomo prima di compiere 18 anni.

 

-I tassi più alti di matrimoni precoci si registrano in Asia meridionale con il 46% e nell'Africa subsahariana con il 37%.

 

-Se la tendenza attuale proseguirà, di qui al 2020 142 milioni di bambine si saranno sposate prima di aver compiuto 18 anni. Ciò si traduce in 14,2 milioni di bambine andate in sposa ogni anno, cioè 37.000 ogni giorno.

 

-Si stima che almeno 50.000 ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiano a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto.

 

-Se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo bambino muoia nel primo anno di vita è del 60% più alto di un bambino nato a una madre che ha superato i 19 anni.

 

-Le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire durante la gravidanza e il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni.

 

-Un bambino nato da una madre che sa leggere ha il 50% di possibilità in più di sopravvivere dopo i 5 anni.

 

-Ogni anno in più di istruzione riduce le probabilità della morte di un bambino di un tasso stimato tra il 5 e il 10%.

 

 Ci sembra giusto ricordare il luminoso esempio di Malala Yousafzai, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, famosa per la sua coraggiosa lotta a favore dell’istruzione femminile, una ragazza che  ha indicato a tutto il mondo  la strada giusta da seguire.

 

Giovanna D’Arbitrio

 



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FILM "LUCY"
post pubblicato in diario, il 17 ottobre 2014
           

Luc Besson, produttore, sceneggiatore, regista, nonché autore della serie di romanzi fantasy su “Arthur e il popolo dei Minimei”, ci presenta il suo nuovo film, “Lucy”, riscuotendo più successo di pubblico che di critica, come spesso avviene per i suoi film.

 

La trama è semplice e si può riassumere in breve: Lucy (Scarlett Johansson), studentessa che vive a Taiwan, viene costretta dal suo boyfriend a consegnare una valigetta contenente una potente droga al criminale coreano,  Mr. Jang, il quale gliene fa inserire  un pacchetto nel ventre. Quando esso si rompe il prodotto chimico in poche ore fa evolvere il cervello di Lucy fino al raggiungimento il 100% delle capacità. Solo il prof. Norman (Morgan Freeman), un esperto nel campo, sarà capace di aiutarla.

 

Con un fantasmagorico viaggio astrale attraverso il tempo, ella sarà in grado di scoprire i nessi tra Terra e Universo,  di riassumere e trasferire tutte le conoscenze acquisite in un dischetto che consegnerà al professore,  prima di smaterializzarsi e divenire una forma spirituale onnipresente.

 

Sembra un filmetto semplice, una sorta di action movie fantascientifico ricco di eclatanti effetti speciali, ma sotto mentite spoglie esso cela sottesi  messaggi che fanno riflettere su evoluzionismo,  progressi  scientifici spesso mal utilizzati per denaro e potere, significato della vita sulla Terra, esistenza  dell’anima e soprattutto sul valore della Conoscenza, testimone che ogni generazione dovrebbe passare a quella successiva nella corsa dell’Umanità attraverso il Tempo.

 

Non a caso il nome della protagonista ci riconduce ad un’altra Lucy, la prima donna capace di camminare in posizione eretta (umanoide ancora scimmiesco, ma con un cervello più evoluto, i cui resti furono trovati in Etiopia nel 1974). Considerate le recenti scoperte sul cervello umano premiate dai Premi Nobel, non possiamo fare a meno di riflettere sui temi proposti dal film.

 

Da notare, inoltre, l’interesse di Luc Besson per i personaggi femminili, quasi voglia riconoscere alle donne capacità e forze spesso sottovalutate (film: Giovanna D’Arco, The Lady, Nikita ecc.).

 

Eccessivi gli effetti speciali  e gli aspetti violenti (poco educativi per i numerosi  adolescenti in sala) che distraggono dai contenuti,  notevoli  invece sceneggiatura (L. Besson), fotografia ( T. Arbogast), colonna sonora (E. Serra). Bravi gli attori.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

FILM "LA BUCA"
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2014
           

Dopo il film  “E’ stato il figlio” (Premio Osella e Premio Mastroianni),  Daniele Ciprì si cimenta in una nuova pellicola, “La Buca”, che sta riscuotendo un notevole successo.

 

E’ la storia di Armando (Rocco Papaleo), ex detenuto innocente uscito di prigione dopo 27 anni, e di Oscar (Sergio Castellitto), avvocato fallito e truffaldino che vive di piccoli espedienti. Il loro incontro, favorito da un piccolo cane bastardo, Internazionale, segna l’inizio di una strana convivenza con l’aiuto di Carmen, sensibile barista (Valeria Bruni Tedeschi). Oscar convincerà poi Armando a chiedere un risarcimento in denaro per l’ingiusta condanna subita , con un nuovo processo. Dopo numerose traversie, alla fine i due protagonisti riusciranno nel proprio intento, non in via legale, ma con un colpo di scena finale.

 

La trama  è semplice, ma il film diverte per battute e gag ricche di humour che fanno riflettere non solo sull’arte di arrangiarsi  “all’italiana”, ma anche su un sistema giudiziario non sempre equo ed efficiente: prima del processo il giudice s’informa sulle origini dell’imputato (“figlio di chi, amico di chi?”), poi appare più interessato ai risultati di una partita di calcio che a far bene il suo lavoro.

 

In un’intervista il regista ha affermato: - La mia intenzione ho voluto fosse chiara fin dai titoli di testa in forma di cartoon. Volevo che la mia storia fosse chiaramente una favola in forma di disegno. Con il mio cinema mi piace raccontare qualche cosa che esiste ma spostandolo in un contesto grottesco, surreale, che mi allontana molto dal resto del cinema italiano..”.

 

Alcuni critici in effetti hanno inserito il film nel filone delle commedie all’italiana anni ’40 e ’50 o in quello americano di Frank Capra o Billy Wilder (in particolare “la strana coppia”). A tal proposito Sergio Castellitto ha detto: - Questi film sono dentro di noi e poi i riferimenti sono comodi, utili, però mentre reciti te li devi dimenticare, magari tra cinquant’anni saremo noi a far da riferimento a qualcun altro. Certo è stato divertente pensare al boccolo di Walter Matthau o alla arguta innocenza di Jack Lemmon. C’è qualcosa di molto serio dietro a tutta questa risata, a questo sberleffo, c’è il racconto molto italiano che l’illegalità è una forma dell’intelligenza … Sono appena tornato dal Canada dove ho trovato una maglietta che ha lo slogan perfetto per il personaggio di Oscar: “Un buon avvocato conosce la legge, un grande avvocato conosce il giudice -.

 

Cosa ha voluto dire Castellitto? Forse che in fondo tutto il mondo è paese?  Se questo è vero, non è un buon motivo per rassegnarsi e accettare iniquità e ingiustizie. Quanto all’arte di arrangiarsi in modo illegale, per ridurre il fenomeno in Italia potrebbero senz’altro essere d’aiuto istruzione, formazione e lavoro.

 

Un buon film che si avvale di bravi attori, delle musiche di Pino Donaggio e Zeno Gabaglio, di una sceneggiatura nata dalla collaborazione di Daniele Ciprì, Alessandra Acciai, Massimo Gaudioso, Miriam Rizzo.

 

Giovanna D’Arbitrio



 

 

 

 

 

EVENTI CULTURALI A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 3 ottobre 2014
           

Qualche anno fa scrissi un articolo in cui paragonavo Napoli  ad una cattiva alunna che continuamente rimproverata dagli insegnanti, alla fine si scoraggia e non riesce mai a migliorare. Ne ripropongo qui uno stralcio: “Ero davanti alla TV e passavo da un canale all’altro, come faccio di solito, per ascoltare i vari telegiornali: non mancava mai una brutta notizia su Napoli o sulla Campania. Allora, irritata, ho spento la televisione… Napoli, “cattiva alunna”, fa sempre notizia e così, con la ben nota tecnica mediatica di  “sbatti il mostro in prima pagina”, l’attenzione degli Italiani viene distolta dalle vere cause del disagio campano mentre se ne evidenziano solo gli effetti . Come se ciò non bastasse, non si dà mai spazio agli aspetti positivi che sono anch’essi una preziosa realtà da valorizzare ”.

 

Napoli, città meravigliosa, che meriterebbe di essere protetta come “Patrimonio dell’Umanità”, anche se spesso sembra essere abbandonata da Dio e dagli uomini, fa i salti mortali per sopravvivere e restare culturalmente “viva”, malgrado tutto.

 

Ne ha avuto la prova anche la sottoscritta: da quando scrivo articoli su argomenti di “cultura e società” mi giungono  segnalazioni di eventi , talmente numerosi che diventa impossibile seguirli tutti. Ecco un elenco di quelli a me segnalati questa settimana:

 

-FONDAZIONE MORRA GRECO: dal 9 ottobre al 30 novembre, “Rumori telepatici”, una mostra di Franco Vaccari  in cui  “i lavori esposti si configurano come strumenti di evocazione, nella raffigurazione di una ricerca che si afferma e si definisce attraverso l’incontro e la contingenza. L’opera, a cui viene volutamente negato lo statuto di oggetto estetico, diviene lo strumento con cui suscitare l’attenzione partecipata dello spettatore e simultaneamente spostarla verso l’impalpabile” (come si legge nella presentazione).

 

-QUARTIERE INTELLIGENTE - VEDO SOSTENIBILE: un progetto espositivo (a cura di Adriana Rispoli) in cui 12 artisti nazionali ed internazionali interpretano con il linguaggio video i temi dell’ambiente, dell’ eco sostenibilità e del rapporto uomo-natura, proiettando messaggi visivi su un muro monumentale, trasformato in schermo permanente nel cuore del popolare quartiere di Montesanto a Napoli. Si tratta di un progetto prodotto dal Forum Universale delle Culture, in collaborazione con Goethe Institut, Accademia di Belle Arti di Napoli e Fondazione Donna Regina.

 

-TEATRO BELLINI: 7 ottobre, ore 12,00, Conferenza Stampa relativa a GREENAWAY A TEATRO - Goltzius and the Pelican Company, film diretto da Peter Greenaway che sarà proiettato al Teatro Bellini dal 7 al 12 ottobre prossimi (vietato ai minori di anni 14). L'incontro avverrà alla presenza dello stesso Greenaway che riceverà un premio conferito dal Gala di Cinema e Fiction.

 

-ISTITUTO SUOR ORSOLA BENINCASA:

 

 6-11 ottobre 2014: Alle origini del Welfare: dalla beneficenza all'assistenza (XIV-XIX secc.).

 

16 ottobre 2014: Goethe e l'Europa. Ciclo di seminari “Die Gäste der Prinzessin” (Gli ospiti della Principessa). Ore 16.00/18.00 - Biblioteca Pagliara.

 

12 dicembre 2014: Convegno Per Mario Santoro (1913-1989) ore 9.30 - Biblioteca Pagliara.

-LA FELTRINELLI:  7 ottobre, ore 18,00, Don Gennaro Matino presenta il suo romanzo “Tetti di sole”, pubblicato dalla neonata casa editrice “Spazio Cultura Italia” di Mimì de Maio. Con l'autore e l'editore intervengono Antonello Perillo e Luciano Stella. Intervento musicale di Pino De Maio.

L’elenco potrebbe continuare. Basta leggere quotidiani cartacei o siti on line che ogni giorno mettono in evidenza quelli più importanti.

 

E concludo con ciò che scrissi qualche anno fa: “Perché tutto ciò non viene mai propagandato in TV? Perché non si parla mai delle numerose mostre d’arte o delle pregevoli iniziative culturali che da anni sono realizzate in Campania con lo sforzo di tanti cittadini di “buona volontà”? Personalmente propongo una “pacifica e civile rivolta”  ogni volta che Napoli viene insultata ed offesa con notizie volutamente “pescate con il lanternino”, mentre in tutta Italia e nel mondo imperversano corruzione, delinquenza, violenza e devastanti guerre. Basta! Dobbiamo dire basta contro le ripetute, umilianti offese.  Ognuno faccia  pulizia in casa propria, prima di parlare di Napoli.  Se non sono capaci di aiutarci concretamente, se non vogliono riconoscere nemmeno  i nostri aspetti positivi, che stiano zitti allora: non vogliamo falso assistenzialismo, né tantomeno violazioni della nostra dignità”.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

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