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FILM "LE MERAVIGLIE"
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2014
           

Pienamente meritato ci è sembrato  il premio assegnato a Cannes al film di Alice Rohrwacher, ”Le Meraviglie che narra la storia di una famiglia particolare di apicoltori in cui si parla italiano, tedesco e francese.

La trama  ha indotto molti a pensare che fosse un’opera autobiografica, poiché il padre della regista era un apicoltore tedesco sposato con un’italiana, ma in un’intervista ella ha dichiarato quanto segue: Il film non è un film autobiografico, ma  racconta la storia di una famiglia che io e mia sorella Alba conosciamo bene…  è nato dal desiderio di raccontare i luoghi dove sono nata, ma avevo voglia di lavorare con lo sguardo ibrido. E’ una fiaba cruda, si può leggere come la storia di un re, una regina e di una ragazza che incontra una dama bianca, ma essendo legato ad un lavoro vero e faticoso, è un film anche sulla realtà e lascia spazio allo spettatore per un’interpretazione. E’ un racconto sul perdono, sulla tenerezza e anche sulla sconfitta. Non ci sono buoni o cattivi, ma solo due possibilità di proteggersi o di esporsi e chi si espone, come qualcuno a modo suo nelle Meraviglie, spesso fallisce”.

In effetti il film ci fa riflettere su tali temi, narrandoci la  dura e faticosa vita di una famiglia che si svolge in una piccola fattoria della campagna umbra in cui tutto ruota intorno ad alveari e produzione del miele: tutte donne  Angelica, la madre(Alba Rohwacher), 4 figlie e Cocò, un’amica (Sabine Timoteo) che si svegliano all’alba per lavorare e obbedire agli ordini di Wolfgang (Sam Louwyck), una specie di “padre- padrone”, in fondo un burbero benefico molto amato e temuto da moglie e figlie, in particolare dalla sua primogenita, Gelsomina, la quale lo ammira come unico mitizzato referente maschile.

 

Due personaggi inaspettatamente portano cambiamenti nelle loro vite: Martin, un ragazzo disadattato con precedenti penali che deve seguire un programma di reinserimento lavorando nella fattoria; Milly Catena, un’affascinante conduttrice Tv (Monica Bedllucci), travestita da mitologica dea etrusca avvolta in svolazzanti veli bianchi, che cerca iscrizioni al concorso “le Meraviglie” per sponsorizzare le produzioni agricole più genuine risalenti alle origini antiche del  luogo.

 

Delineando i personaggi di Angelica e di Martin, Alice Rohrwacher (come nel precedente film ”Corpo Celeste”)  rivela grande sensibilità e delicatezza nell’analizzare quella particolare fase della vita che è l’adolescenza con le prime esperienze amorose e  il desiderio di libertà ; allo stesso tempo, inserendo la  storia in un mondo campestre che non ha più niente dell’ antica serenità bucolica, ci dimostra con precisione documentaristica come la disperata lotta degli apicultori sia destinata a fallire.

Il mondo volgare della Tv locale con il suo concorso a premi si pasce di vuote parole, di danze, suoni e costumi kitsch vagamente etruschi e non può comprendere e premiare il duro lavoro di Wolfgang, né l’aspetto poetico della performance di Gelsomina dalla cui bocca, dischiusa come un fiore, emergono api ammaestrate che lievi ne sfiorano il volto al suono melodioso del fischio di Martin, qualcosa di ancestrale che ci riporta davvero ad un mondo lontano.

 

 Restano impresse le parole di Wolfgang che con semplicità ed umiltà parla di verità che nessuno ascolta davanti alle telecamere: “Tutto naturale, solo miele puro di api…..Il mondo sta per finire..”, ma imbarazzato non completa il suo discorso, intuendo che le sue parole cadono nel vuoto. Mentre scorrono i titoli di coda si prova un sentimento di grande dolcezza per i valori esaltati dal film e nello stesso tempo si pensa con amarezza ad un mondo rurale in estinzione e alla vita difficile delle api che oggi diminuiscono sempre più.

 

Non a caso Albert Einstein affermò:  “Se sparissero tutte le api dalla Terra, allora l’Uomo avrebbe soltanto quattro anni di vita. Niente impollinazione, niente piante, né animali, né uomini”.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

FILM "ALABAMA MONROE"
post pubblicato in diario, il 21 maggio 2014
           

Il film del regista fiammingo Felix Van Groeningen,” Alabama Monroe- una storia d’amore”( titolo originale: “The Broken Circle Breakdown), pluripremiato in Europa e negli USA, principale rivale della “Grande Bellezza” nell’assegnazione degli Oscar, è un ‘opera intensa e struggente che fa discutere ponendoci drammaticamente di fronte ai misteri della condizione umana imprigionata in numerosi dualismi: bene e male, vita e morte, amore e odio, gioia e dolore, sentimento e razionalità, fede e religiosità dogmatica, progresso scientifico e oscurantismo, eutanasia e accanimento terapeutico, libere scelte e condizionamenti di vario genere.

 

È davvero sorprendente l’abilità del regista nel mettere insieme tanti temi raccontando la storia di due esser umani: Elise(Veerle Baetens), una tatuatrice che incide sul suo corpo immagini di farfalle e nomi di compagni cancellati di volta in volta per far posto a un nuovo flirt finché non incontra l’uomo della sua vita, Didier (Johan Heldenbergh ), cantante e suonatore di benjo in un gruppo belga, affascinato da musica country e sogno americano.

 

Si innamorano, decidono di convivere e mettere al mondo una figlia, Maybelle (Nell Cattrysse), che purtroppo all’età di 7 anni si ammala di leucemia. Le prime immagini del film subito mettono lo spettatore di fronte alle sofferenze della bimba e allo strazio dei genitori, ma i continui flashback accompagnati da dolcissimi brani “bluegrass”  stemperano le drammatiche scene iniziali ricostruendo la vita di coppia di Elise e Didier: i momenti felici del loro incontro, l’amore e la passione, l’interesse per la musica, la compagnia di buoni amici, la gravidanza, la nascita della figlia, i ricordi della breve infanzia di Maybelle fino alla scoperta del cancro, le cure prodigate con dedizione e affetto.

 

Nella tragica evoluzione della storia purtroppo emergono non solo gli inevitabili interrogativi sul significato della vita, ma anche le profonde diversità di carattere tra Elise e Didier.

 

 Elise cerca di trovare consolazione nella convinzione che non tutto finisca con la morte e che in qualche modo Maybelle misteriosamente sopravviva, tenta di iniziare una nuova vita cambiando il suo nome in Alabama e quello di Didier in Monroe, ma Didier, ateo e razionale, con rabbia e disperazione vuole riportarla alla realtà con ogni mezzo.

 

Durante un concerto egli si scaglia con veemenza contro tutte le religioni e l’America di Bush che pongono limiti alla ricerca scientifica sulle cellule staminali: dolore inconsolabile per la perdita della figlia e fine del sogno americano per lui,  per Elise è il colpo di grazia. Per lei, sensibile e fragile, è davvero troppo, ma continua a credere nell’amore e nella musica che li ha uniti e così incide sul suo ventre un ultimo tatuaggio: Alabama-Monroe.

 

La tensione è alta nel film fino alla fine che sorprende gli spettatori con un epilogo a sorpresa…….la musica non manca mai ed esalta magicamente ogni momento, rendendo accettabile perfino la morte(colonna sonora di Bjorn Friksson) .

 

Johan Heldenbergh, magistrale interprete di Didier sullo schermo, è anche autore teatrale  come il giovane e valente regista-sceneggiatore, Felix Van Groeningen;  Veerle Baetens, vincitrice dell’ European Film Award per il ruolo di Elise, ci regala un’immagine di donna “vera” e allo stesso tempo evanescente e lieve, come quella di una farfalla dalla vita breve e intensa.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 



 

 

"ImagineFRANCE", al Grenoble di Napoli
post pubblicato in diario, il 8 maggio 2014
           

Giovedì 7 maggio 2014, alle ore 19,00, all’Istituto Francese Grenoble di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica di Maia Flore “ImagineFrance”, organizzata da Atout France e l’Institut Français in collaborazione con l’Hotel Royal Continental. La mostra, già presentata a Roma in aprile, resterà aperta a Napoli fino al 24 maggio, poi sarà a Milano dal 27 maggio all’8 giugno.

 

Il Console francese, Cristian Thimonier, e il Direttore di Atout France-Italia, Christian Kergal, hanno illustrato ai visitatori gli obiettivi di tale evento che ha carattere itinerante e quindi girerà il mondo per 3 anni per offrire uno sguardo originale e insolito sul patrimonio artistico e culturale della Francia.

 

Nella presentazione della mostra, a cura di Donatella Luccarini, si legge quanto segue: “Ogni anno migliaia di visitatori internazionali partono alla scoperta dei monumenti, musei e festival che compongono l’offerta culturale francese. La sua straordinaria ricchezza e varietà costituisce una delle principali motivazioni di un viaggio in Francia. La forte interazione che esiste tra i settori del turismo e della cultura è oggi riconosciuta da tutti, e uno alimenta l’altra, soprattutto in termini di attrattività. In questo contesto, offrire un’immagine sempre nuova del patrimonio è essenziale per fidelizzare i visitatori e conquistare nuove clientele. E’ per questo che Atout France* e l’Institut Français puntano oggi a proporre un nuovo sguardo, poetico e insolito, sui castelli, i musei e i monumenti francesi.
Facendo appello al talento dell’artista-fotografa Maia Flore, organizzano la mostra ImagineFrance che presenta siti ed eventi culturali con uno sguardo nuovo. Un evento itinerante che girerà per il mondo per 3 anni e, nel 2014, farà una prima tappa in Italia, quindi negli Stati Uniti”.

 

In effetti la mostra dona ai visitatori un’immagine inedita di luoghi e monumenti francesi, grazie al talento dell’artista  che per realizzare le sue opere ha percorso le strade francesi fra luglio e settembre 2013, fotografando 25 siti culturali.

 

Rappresentati in modo vivo e attuale, con particolari che creano ponti tra passato e presente, i siti assumono allo stesso tempo una connotazione, “sognante”, onirica, nello stile raffinato di Maia Flore: in effetti inserendo una figura femminile nelle immagini, ella rende vivo e sorprendente ogni luogo, ma librando tale figura nell’aria, “sospesa” in modo surreale, crea parimenti un’atmosfera sognante e senza tempo.

 

Nella biografia di M. Flore si legge che ella è nata in Francia nel 1988 e che ha studiato a “l’Ecole des Gobelins” a Parigi. Nel 2010 in Scandinavia ha creato la sua prima serie “Sleep in Elevations”, un viaggio immaginario legato ai ricordi d’infanzia. In Finlandia prima e poi in California al Centro delle Arti di Berkeley”, ha esplorato nuovi metodi di rappresentazione dando origine a due serie: “Situations” e “Morning Sculptures”.

 

A quanto pare la sua fotografia è ispirata da ciò che ella percepisce come i confini tra mondo reale e irreale: “Un modo per sfidare la realtà di ogni giorno e per rivelarne le sorprese in essa celate”, afferma Flore. Si serve pertanto di figure femminili “levitate” da oggetti per enfatizzare l’ attrazione che le ragazze oggi sentono verso nuovi sconfinati spazi. E allo stesso tempo nei loro contorti movimenti evidenziano il contrasto tra limiti fisici e una “sconfinata” immaginazione.

 

Una mostra davvero interessante quella di Maia Flore al Grenoble di Napoli con folta rappresentanza di persone note tra i visitatori, tra i quali il cantante-compositore Peppino di Capri, da sempre appassionato della cultura francese.

 

Davvero lodevole l’iniziativa della Francia di unire i comuni obiettivi di Cultura e Turismo in eventi itineranti per dare maggior lustro a tanti tesori d’arte.  Un buon esempio da imitare anche in Italia.

Giovanna D’Arbitrio

 

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