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GIUBILEO E CONFERENZA PER IL CLIMA
post pubblicato in diario, il 23 novembre 2015
I gravi attentati di Parigi stanno diffondendo paure e angosce in tutta l’Europa, soprattutto alla vigilia di due importanti eventi: Il Giubileo della Misericordia e la Conferenza Mondiale di Parigi sul Clima. Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, puntualizzando la posizione del Vaticano sull'imminente Giubileo ha così dichiarato:- "Dobbiamo essere ben attenti a non farci dominare dalla paura, quello che vogliono i terroristi è seminare il terrore". Naturalmente sarà necessario mettere in campo tutte le misure di attenzione. Ma non dobbiamo farci terrorizzare e dobbiamo continuare a vivere con il coraggio della pace". E in una sua nota si legge: “Si tratta di un attacco alla pace di tutta l'umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell'odio omicida in tutte le sue forme". Anche la conferenza mondiale sul clima COP 21/CMP11) a quanto pare non verrà rinviata: si svolgerà nei pressi di Parigi, a Le Bourget, dal 29 novembre fino all’11 dicembre. Si teme soprattutto per la giornata inaugurale che prevede la partecipazione di 80 capi di stato e di governo, compresi tutti i principali leader occidentali. Per motivi di sicurezza è stata annullata invece un’imponente manifestazione organizzata a livello internazionale per sollecitare i partecipanti alla Conferenza a raggiungere un serio e preciso accordo. Due Eventi davvero importanti che non vanno senz’altro bloccati, ma che nonostante tutti gli appelli (da noi condivisi) a mantenere la calma e una vita normale, destano qualche comprensibile preoccupazione, in particolare per i nostri figli, costretti a viaggiare per lavoro in tanti paesi a rischio terrorismo in un mondo globalizzato, e per i bambini di tutte le razze, esseri innocenti che speravamo potessero vivere in un mondo migliore. Un giorno tutti dovremo affrontare il grande mistero della morte ed è ovvio che chi è anziano, anche se desidera vivere più a lungo possibile, ha meno paura per se stesso, ma si preoccupa per i giovani e farebbe di tutto per proteggerli. Quelli di una certa età, come noi, temono soprattutto un’escalation della violenza, forse perché in loro è ancora vivo il ricordo di altre distruttive guerre, vissute da bambini o ad essi raccontate da genitori e nonni negli anni ’50, racconti che facevano rabbrividire. La nostra delusione è cocente: speravamo davvero di costruire un’epoca diversa con il nostro lavoro onesto in tanti campi, le nostre battaglie per i diritti umani e civili, in particolare per il diritto all’istruzione che può rendere più attuabili gli ideali di non violenza, libertà e democrazia. Non avevamo fatto i conti con il prevalere della parte negativa dell’Umanità che ha seminato e sta seminando odio, ignoranza, fame e guerre. Il Mar Mediterraneo, l’antico Mare Nostrum, è diventato un cimitero per migliaia di migranti, in prevalenza donne e bambini, mentre quelli che si salvano arrivano in massa in un’ Europa ora resa più debole e divisa, combattuta tra solidarietà e paura di infiltrazioni terroristiche. Corriamo il rischio di vedere nemici ovunque e di fare di ogni erba un fascio, vivendo di continui allarmi e perdita di libertà per i controlli che saranno imposti per necessità a tutti. Da giovani avevamo sognato un’Europa diversa, faro di civiltà, democrazia e libertà, in cui il “welfare state” si potesse estendere col tempo anche ai paesi più poveri, ci ritroviamo invece in un continente in crisi che sta rinunciando a tutto ciò. Riusciremo a capire noi europei che dobbiamo essere uniti per superare questo difficile momento? Riusciremo a coinvolgere l’ONU per il mantenimento della pace? Ad esempio molti auspicano sistemi d’intelligence congiunti e utile scambio d’informazioni per arginare il dilagare del terrore, altri sollecitano strategie economico-finanziarie globalizzate più umane che rispettino persone e ambiente, altri ancora puntano su un supporto degli arabi democratici. Senza dubbio tutte le strade che portano alla pace vanno percorse , pur di evitare altre guerre e ulteriore spargimento di sangue. Giovanna D’Arbitrio
FILM "GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI"
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2015
Massimiliano Bruno, attore, sceneggiatore, autore teatrale, nonché regista cinematografico, ritorna sugli schermi dopo aver riscosso notevole successo con “Nessuno mi può giudicare”, “Viva l’Italia”, “Confusi e felici”. Nel suo nuovo film “Gli ultimi saranno ultimi”, con stile tragicomico (a tratti più tragico che comico) focalizza la sua attenzione sull’Italia dei vinti, dei precari in balia di disumane politiche sul lavoro, gente onesta e volenterosa che si accontenta di bassi stipendi, costretta alla fine ad abbandonare un posto di lavoro (soprattutto se si è donne e per di più incinte), a rinunciare anche a “quel poco” che consente una vita dignitosa. Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di M. Bruno, il film ci racconta la storia di Luciana Colacci (Paola Cortellesi), donna mite e volenterosa che vive ad Anguillara, vicino Roma, dove le antenne di Radio Vaticana scaricano la loro potenza anche su oggetti di casa che diventano diffusori di messe e preghiere, oltre che di pericolose radiazioni. Luciana lavora in una fabbrica di parrucche come precaria in attesa di rinnovo di contratto: è lei che con il suo misero stipendio mantiene il marito (A. Gassman) del quale è molto innamorata, benché sia solo un simpatico cialtrone di bell’aspetto, pieno di idee bislacche per guadagnare danaro, ma refrattario a lavorare “sotto padrone” . Quando in fabbrica si viene a sapere che è incinta, subito viene licenziata e così per lei e il marito si apre un baratro economico seguito da crisi coniugale. Disperata e piena di debiti, la mite Luciana, stanca di subire soprusi, si ritrova con una pistola in mano con la quale cerca di riavere il posto di lavoro, mettendo in pericolo la sua vita e quella degli altri. Per fortuna la storia si conclude bene, malgrado ella venga ferita in modo lieve da Antonio, poliziotto veneto triste e mite, trasferito con disonore perché odia la violenza e non ama sparare con facilità(F. Bentivoglio). Alla fine ricordando la frase del Vangelo “gli ultimi saranno i primi”, Luciana si domanda quando ciò potrà avvenire. Per il regista dunque “gli ultimi rimangono ultimi” nell’attuale società e possono contare solo sulla solidarietà di buoni amici che nel film per fortuna ci sono. Ottimi caratteristi interpretano figure minori ben delineate, offrendo una variegata galleria di personaggi: Silvia Salvatori, Emanuela Fanelli, Giorgio Caputo e Marco Giuliani (gli amici), Diego Ribon (il sindacalista), Duccio Camerini (padrone di casa), Francesco Acquaroli (proprietario della fabbrica), Ariella Reggio (mamma di Antonio), Stefano Fresi (guardia giurata), Irma Carolina di Monte (la parrucchiera). Giovanna D’Arbitrio
PASSEGGIANDO PER NAPOLI E DINTORNI
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2015
Quando arrivano a Napoli i nostri ospiti stranieri, cerchiamo in tutti i modi di cancellare dai loro occhi, l’immagine negativa di degrado, spazzatura e criminalità propagandata all’estero con avvilente costanza da tanti mass media. Nel mese di ottobre sono arrivate le mie amiche Vittoria e Renata, napoletane che da lungo tempo vivono in Canada, e poi dopo qualche settimana abbiamo rivisto con piacere Jan e Rosella, i nostri amici olandesi . E’ stato bello andare in giro con loro, perfino sotto la pioggia che non risparmia più nemmeno Napoli, anche se ci consideriamo ancora fortunati, poiché il cielo ci regala sempre qualche improvvisa “schiarita” e il sole ricompare. Quando arrivano gli ospiti dall’estero, quindi, per noi è una meravigliosa occasione per rivedere alcuni dei luoghi più belli di Napoli e della Campania. E così con Vittoria e Renata non solo abbiamo passeggiato a lungo nel centro storico tra splendide chiese, monumenti e tesori d’arte di tutte le epoche, ma anche ripercorso luoghi della nostra infanzia, strade e vicoli pieni folklore e di ricordi: l’antico palazzo nobiliare in cui abitavano le mie amiche in via Atri a pochi passi da quello dove abitò Benedetto Croce, la casa delle mie zie paterne in Via Tribunali, Via Duomo con la grande Cattedrale in cui da bambina fui colpita dal miracolo del sangue di S. Gennaro, La Scuola Media Statale B. Croce in Via Foria, dove conobbi Vittoria, la mia compagna di banco. Sarebbe difficile descrivere in breve il nostro bellissimo centro storico e pertanto ci avvaliamo di due siti on line che ne forniscono un rapido excursus. Eccoli: https://www.youtube.com/watch?v=tdFJmZBuXGs https://www.youtube.com/watch?v=JDP3gXkrT3U Con Jan e Rossella, invece, abbiamo scelto, per il loro primo giorno di soggiorno, un percorso “museale”, rivisitando con immenso piacere la maestosa Reggia di Capodimonte con la ricchissima pinacoteca, le pregiate porcellane, i magnifici arazzi, i sontuosi saloni con mobili d’epoca, sculture e quant’altro che si possono ammirare nel seguente video: https://www.youtube.com/watch?v=-vLAggI_1Kc Nel secondo giorno del nostro tour poi abbiamo visitato Pozzuoli, luogo natio di mio marito che ha fatto da guida mostrando agli ospiti magnifiche vedute sul golfo dall’alto della collina (dove egli abitava nei pressi della Solfatara), la chiesa di S. Gennaro dove viene conservata la pietra sulla quale il Santo fu decapitato, il Tempio di Serapide con gli evidenti segni del fenomeno del bradisismo sulle alte colonne e infine l’anfiteatro Flavio che ha davvero colpito Jan e Rosella in particolare per i sotterranei, ben restaurati e preservati, dove gladiatori e bestie feroci si preparavano al cruento spettacolo. Ecco un video con notizie e immagini: https://www.youtube.com/watch?v=ECHpUvvueVY Purtroppo i nostri ospiti non avevano molto tempo per visitare altri meravigliosi percorsi turistici tra bellezze paesaggistiche e tesori d’arte di ogni epoca di cui è ricco il nostro territorio, ma qualche ora è bastata comunque per gustare vini eccellenti, mozzarelle, pasta al forno alla napoletana, gatteau di patate, ragù, parmigiana di melanzane, pizze, sfogliatelle, babà e quant’altro e.... così forse hanno capito perché si dice “vedi Napoli e poi muori”, anche se la sottoscritta, che non ama frasi fatte e cliché, riscriverebbe il detto a modo suo affermando “vedi Napoli e poi impara ad amare la vita”, una lezione che il gioioso popolo napoletano ha appreso attraverso i secoli pur tra mille soprusi e drammi passati e presenti. Giovanna D’Arbitrio
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