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"GRAND FILLMORE HOTEL", un libro di Mattia Insolia
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2015
Mattia Insolia, nato a Catania nel 1995,ha già pubblicato vari racconti e nel 2014 ha vinto il Concorso Nazionale di narrativa breve “Liberestorie”. Grand Fillmore Hotel (Ginevra Bentivoglio Editoria), benché sia il suo primo romanzo, evidenzia una notevole maturità di stile, soprattutto se si considera la giovane età dell’autore. Nella presentazione del libro si legge quanto segue: “Possono essere davvero particolari i legami che si creano tra gli ospiti di un hotel, completi sconosciuti che si ritrovano sotto uno stesso tetto. A volte accade che questi decidano di rimanerci, nell'hotel, mettendo radici in un mondo estraneo e anonimo che si trasforma in una nuova casa. E così le storie di straordinaria mediocrità di poche semplici persone si intrecciano per formare una fitta rete intessuta di memorie da dimenticare e ricordi da creare. Questo è quel che accade agli individui del Grand Fillmore Hotel, donne e uomini che intonano lo stesso canto, ma con voci diverse, come in un coro. E altrettanto diverse sono le facce di quella che siamo soliti chiamare verità, entità mutevole e figlia delle molteplici prospettive da cui è possibile osservarla: prospettive che sono in questo caso quelle dei dieci protagonisti delle storie che si incrociano tra le stanze del Grand Fillmore Hotel”. Nei 10 coinvolgenti capitoli del testo, ciascuno centrato su un personaggio - simbolo di una particolare condizione umana, con un linguaggio realistico, asciutto e crudo lo scrittore narra tutto lo squallore di dieci vite che s’intrecciano sullo sfondo di un grigio hotel: dieci personaggi descritti con pennellate essenziali e impietose. In ogni capitolo, inoltre, risaltano in corsivo frasi che si ripetono in modo ossessivo per dar maggior rilievo ai problemi di ciascun personaggio: “Abbiamo bisogno di soldi o” ripete più volte la madre al piccolo Giorgio, costretto a prostituirsi; “E’ una debole, non ha spina dorsale”. Vergogna!” , mormora la gente criticando Andrea, la cameriera spesso picchiata a sangue dal suo compagno; “Provarci non è abbastanza. Tu non sei abbastanza”, rimugina Gregorio pensando alle parole di un padre opprimente; “Sta zitta, non fiatare. Tienilo per te. Finirà presto”, si ripete Elsa, costretta dalla madre a prostituirsi con il figlio; “Frega, ruba, imbroglia”, borbotta Alex nella sua ferina arroganza; “Se gli altri non ti ascoltano, tu non parlare. Se fingono di ascoltare, tu fingi di parlare”, è il life motive di Agnese per sopportare la solitudine; “Sei molto più cazzuta di tante persone”, ripete Pia, la madre-megera di Elsa; “Non c’è più posto per te, ormai sei vecchia da buttare”, pensa Loredana, ma ha ancora la capacità di reagire; “Se mi piace lo faccio”, dice Pietro per mettere a tacere la sua coscienza; ed infine ecco Stanislao, l’unico che non ripete frasi ossessive e che fa intravedere un barlume di giustizia per chi è costretto a subire violenze fin dall’infanzia. Un libro amaro in cui si legge una strisciante denuncia dei mali della società: un racconto privo di toni enfatici, obiettivo e distaccato nella descrizione della realtà. Giovanna D’Arbitrio
FILM "LATIN LOVER"
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2015
Cristina Comencini, la brava regista italiana autrice di opere di successo come Va dove ti porta il Cuore, Il più bel giorno della mia vita, La bestia nel cuore, Bianco e nero, Quando la notte, ama descrivere affetti e sentimenti frugando nelle anime dei suoi personaggi. Nel suo ultimo film, “Latin Lover”, che narra la storia di Saverio Crispo, attore simbolo del grande cinema italiano degli anni ’60 e ’70, punta i riflettori su un mondo “tutto al femminile” svelandone condizionamenti e fragilità, ma anche imprevedibile forza e capacità d’amare. Il racconto comincia in un paesino pugliese dove viene commemorato Saverio dopo dieci anni dalla sua morte: per l’occasione viene riaperta la vecchia casa di famiglia dove si riuniscono due ex mogli, quella italiana e la spagnola, le sue cinque figlie, avute da donne di nazionalità diverse, tre nipoti, uno stuntman, un genero e un fidanzato. Tra gelosie e rivalità, segreti e inaspettate rivelazioni, ancora affascinate dalla personalità del grande latin lover, mogli e figlie si affrontano e si scontrano in situazioni tragicomiche che alla fine portano alla caduta delle maschere e alla scoperta della verità: nel ritrovare finalmente se stesse, cominciano a conoscersi davvero e a capirsi al di là dell’amore verso il grande divo. Scoprendone inoltre le debolezze umane, che comunque imparano ad accettare, non ne infangano la memoria e non gli tolgono l’affetto che gli avevano donato in vita. Eccellente il cast femminile: l’indimenticabile Virna Lisi nella sua ultima interpretazione, A. Finocchiaro, V. B. Tedeschi, Candela Pena, Marisa Paredes, Pihla Viitala, Nadeah Miranda. Bravi anche gli attori, Francesco Scianna (il latin lover chiamato a ricordare grandi mattatori del passato, come Gassman, Mastroianni e Volonté), Neri Marcoré, Claudio Gioé, Toni Bertorelli, Jordi Mollà e Lluis Homar: un film in cui ogni personaggio è così ben delineato da sembrare in qualche modo protagonista, grazie alla sceneggiatura nata dalla collaborazione della regista con sua figlia, Giulia Calenda. Latin Lover è un omaggio non solo al grande cinema italiano, ma anche a quello europeo di Almodovar, Bergman e tanti altri autori degli anni ’60 e ’70. In un’intervista Cristina Comencini (degna figlia del famoso Luigi Comencini) ha esaltato la capacità di quei grandi registi nell’ esprimere le loro idee con molta libertà, anche se il cinema del passato ignorava molti “retroscena” che forse ora si cerca di raccontare. Giovanna D’Arbitrio
"ALLE FRONTIERE DELLA LIBERTA' ", un libro di G. Rippa
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2015
L’ultimo libro di Giuseppe Rippa (scritto in collaborazione con Oreste Rintallo), “Alle Frontiere della Libertà- Come reagire alla “società delle conseguenze” (editore Rubbettino), è un’attenta analisi dell’attuale trasformazione epocale sia a livello internazionale che nazionale. Mentre sulla scena mondiale il potere finanziario prevarica sulla politica attaccando “le frontiere della libertà”, in Italia a ciò bisogna aggiungere i deleteri effetti della “la società delle conseguenze” prodottasi con la lunga occupazione partitocratica dal dopoguerra ad oggi e l’inestricabile groviglio di interessi che bloccano un efficace processo riformatore. La sola strada percorribile per reagire ai rischi di involuzione autoritaria, secondo G. Rippa, è quella di dar vita a grandi iniziative, coordinate a livello internazionale, che abbiano come cardine i diritti della persona. Il libro è stato presentato il 4 marzo a Roma, a Palazzo Santa Chiara, in un interessante dibattito (registrato da radio radicale) al quale hanno partecipato O. Rintallo, S. Pergameno, E. Macaluso, S. Minichini, D. De Masi e lo stesso autore. Il moderatore, A. Marulo, facendo riferimento ad un precedente libro di Rippa “Hanno ammazzato la politica”, pubblicato nel ’93, ha chiesto a O. Rintallo di fare il punto della situazione a 20 anni di distanza. A quanto pare l’attuale scenario politico risulta ancora più drammatico rispetto a quello del ’93 che segnò la fine della I repubblica e l’avanzata dell’antipolitica: oggi la libertà stessa è a rischio sia a livello nazionale che internazionale, poiché “i diritti dell’uomo” sono in pericolo, come è stato evidenziato nel sintetico excursus storico di S. Pergameno, presente anche nell’introduzione a “Le Frontiere della libertà”. Al di là di bipolarismo DC-PC, Compromesso storico, consociativismo e interessi di partito, i radicali hanno proposto un discorso innovativo puntando su libere scelte e referendum per i diritti della persona. Ovvia la reazione di Macaluso a tale discorso: da uomo di sinistra ha rivendicato la lotta antifascista e quella di classe per una società più equa, battaglie per le quali molti sono morti. Vera opposizione ci fu alla DC e se in un secondo momento si cercò di dialogare con il mondo dei cattolici, ciò non può essere definito “consociativismo”, ma solo un tentativo realistico di portare riforme in parlamento. Oggi purtroppo non ci sono più veri partiti: ci sono “aggregati” politici, oppure pseudo partiti “personali” di alcuni leader. Un vero partito deve avere una forte base politico-culturale. S. Minichini ha invitato a non sottovalutare i cambiamenti in atto con le riforme proposte dall’attuale governo: quella di Renzi non è un’operazione “maquillage”, c’è una reale redistribuzione di pesi tra i poteri e bisogna essere attenti a comprendere e a interpretare ciò che accade. Per D. De Masi, autore della postfazione al libro di Rippa, nell’attuale società dominata dalla cultura postmoderna prevale un generale “disorientamento”, poiché non ci sono più ideologie, né modelli di riferimento, una società in la cultura giornalistica (fatta di talk show televisivi e opinionisti) ha sostituito quella accademica: è difficile pertanto capire la differenza tra vero e falso, bene e male, pubblico e privato, destra e sinistra e così via. L’unica differenza che si capisce è quella tra “sfruttati e sfruttatori”. In genere prevale la depressione e non si progetta più il futuro: tutti depressi, non solo in Italia, ma a livello internazionale, perfino in Cina, come lo stesso De masi ha osservato nei suoi viaggi intorno al mondo. Un intervento brillante, ironico, chiaro, come la sua postfazione al libro. Un dibattito equilibrato e democratico, in cui sono emerse significative riflessioni scaturite dalla lettura di un libro che ci invita a difendere la libertà, percorrendo la strada dei diritti dell’uomo. Il libro sarà presentato anche a Napoli il 22 aprile 2015, ore 17,30, a “Spazio Guida”, via Bisignano 11 Giovanna D’Arbitrio
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