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FILM "PER AMOR VOSTRO"
post pubblicato in diario, il 22 settembre 2015
Presentato a Venezia alla Mostra del Cinema 2015, il film “Per Amor Vostro” di Gaudino, ha riscosso notevole successo e l’assegnazione della Coppa Volpi a Valeria Golino per la sua magistrale interpretazione. Il film racconta la travagliata storia di Anna che da bambina trascorre 4 anni al riformatorio per evitare il carcere al fratello maggiorenne, colpevole di un furto, e che da grande finisce con il morire volando dal cornicione del suo palazzo. Dai suoi ricordi apprendiamo che anche da piccola era costretta a volare trainata da corde, nel tradizionale “volo dell’ angelo”, con una colomba in mano dal campanile della chiesa alla piazza per annunciare la festa. Una bambina coraggiosa che, diventata donna, è costretta a fingere di non vedere ciò che accade nella sua famiglia per non perdere il pane quotidiano fornito da Luigi Scaglione (M. Gallo), marito usuraio e delinquente. Sospesa tra ignavia e coraggio per amore dei tre figli (di cui uno disabile), accetta in modo fatalistico ogni difficoltà definendola “cosa ‘e niente” per continuare a vivere, finché ella stessa sente di essersi annullata diventando ‘na cosa ‘e niente. E la sua vita è così grigia che non ha più colori (il film è quasi tutto in bianco e nero, a colori solo in ricordi, incubi e sogni). Capace di aiutare gli altri, Anna non riesce ad aiutare se stessa e trascina la sua vita sopportando delusioni, insulti e soprusi. Quando ottiene un contratto di lavoro come suggeritrice in uno studio televisivo, finalmente si ribella: cerca di cambiar vita, s’innamora perfino di un attore (A. Gianninni) e cerca di liberarsi del marito cacciandolo di casa e denunciandolo. Purtroppo pagherà con la vita il suo coraggio. Giuseppe M. Gaudino, attraverso la storia di Anna, intende estendere il discorso all’intera città di Napoli. Secondo lui “Anna è Napoli stessa” che per quieto vivere finge di non vedere il diffuso marciume morale che la sommerge, pur evidenziando buoni sentimenti, disponibilità al sacrificio, serietà. E in un’intervista ha pertanto affermato: “Ho sempre visto Napoli come una metropoli che si sviluppa su due livelli: uno sotterraneo, pieno di catacombe, cimiteri, ipogei, un altro sopra il livello del mare, agitato da rara vitalità. Tra questi due mondi, combattuta tra forze contrapposte, il mio personaggio, Anna, donna fragile e forte, si trova a dover rivoluzionare la propria vita. Negli anni ha accettato, per amore degli altri, talmente tante cose che la sua vera natura si è “appannata”, fino a smarrirsi e a tramutarsi in quell’inferno che le è accanto ogni giorno e che lei non sa vedere. La storia del film è la storia di questo ritorno all’origine, un percorso verso il disvelamento delle cose. Verso la luce”. Film pieno di contrasti, di fatti dolorosi e visioni oniriche, che racconta Napoli attraverso un viaggio suggestivo tra miracoli, credenze popolari, bellezza e ferocia, incubi e paure, ricordi di Anna, tra cielo e mare o i densi vapori della Solfatara. La colonna sonora (Epsilon Indi,) un mix di suoni e di stili, tra canzoni del Quartetto Cetra, affabulazioni in un dialetto da cantastorie e quant’altro, sottolinea i momenti salienti della storia insieme all’uso del colore che ci aiuta a distinguere tra realtà e irrealtà (fotografia di M. Cocco). Pur riconoscendo i pregi del film e la bravura di Valeria Golino per la sua particolare “umana” interpretazione, non possiamo far a meno di evidenziare il malessere psicologico che la visione del film suscita in tanti napoletani . In effetti non ci sentiamo “né ignavi, né coraggiosi”, né tantomeno bollati da un incancellabile DNA che ci spinge verso la delinquenza, ma solo cittadini non protetti in modo adeguato (ricordiamo il coraggioso Giancarlo Siani e tanti altri che hanno perso la vita), sempre più esposti a pericoli per collusione tra politica e criminalità e imperante perdita di valori, non solo locale e nazionale, ma globalizzata Istruzione e lavoro sono i mezzi più volte indicati per combattere degrado e criminalità: anche nel film Anna riesce a ribellarsi quando ottiene un lavoro sicuro per mantenere i figli. E speriamo che la “Luce” arrivi, come afferma il regista, ma possibilmente senza rimetterci le penne, come accade ad Anna che si schianta al suolo volando giù da una terrazza e poi “sogna” di essere ancora viva. Noi vogliamo vivere davvero. Giovanna D’Arbitrio
"SANGUE DEL MIO SANGUE", UN FILM DI M. BELLOCCHIO
post pubblicato in diario, il 14 settembre 2015
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2015, il film di Bellocchio “Sangue del mio sangue”, pur suscitando qualche perplessità da parte del pubblico e della critica, si è aggiudicato il Premio FRIPRESCI. Come ha spiegato lo stesso regista in diverse interviste, il film è scaturito da vari input nel corso di circa sei anni in cui, lavorando insieme ad un gruppo di giovani in un laboratorio da lui diretto a Bobbio, cercava una location per una storia centrata sulla figura di una suora, molto simile alla manzoniana monaca di Monza. La scoperta casuale delle antiche prigioni di Bobbio, gli sembrò allora il luogo ideale per raccontare la storia seicentesca di suor Benedetta (Lidiya Liberman) che dopo aver sedotto il suo confessore, tenta di conquistare anche il suo gemello, Federico (Pier Giorgio Bellocchio), uomo d’armi determinato a salvare l’onore di famiglia ottenendo la sepoltura in terra consacrata del fratello, morto suicida. Per far ciò occorre una confessione da parte di Benedetta del suo patto col diavolo, per poter scagionare il prete costretto a peccare contro la sua volontà. Torturata dal clero che con mezzi violenti cerca inutilmente di ottenere una confessione, ella viene murata viva nel carcere dell’antico convento di Santa Chiara. Un improvviso salto temporale riporta lo spettatore all'Italia di oggi, in particolare alle piccole città come Bobbio che le nuove tecnologie e la globalizzazione stanno cancellando. Il Federico del passato, vile ed ipocrita, si è trasformato ora in un intrallazzatore moderno (di nuovo P. G. Bellocchio), falso ispettore ministeriale che cerca di favorire l’acquisto delle antiche prigioni del convento da parte di un affarista russo. A lui si oppone una sorta di vampiro moderno (R. Herlitzka), un conte che gestisce il suo potere di notte tessendo in segreto le sue trame, nascosto nell’antico convento, insieme ad un “comitato cittadino” che regola la vita di Bobbio, simbolo della vecchia Italia clientelare che teme di perdere i suoi privilegi con l’avanzata dei nuovi arraffatori globalizzati. Film davvero complesso, con tanti personaggi del passato e del presente (oltre a quelli principali già citati), come le sorelle Perletti, due zitelle desiderose di amplessi amorosi (A. Rorhwacher, F. Fracassi), il pazzo del villaggio (F. Timi), il dentista amico del conte (T. Bertorelli) e il popolo dei falsi invalidi ed evasori fiscali che ha improvvisi attacchi di panico di fronte ai probabili controlli dell’ ispettore. Non è facile per lo spettatore destreggiarsi tra il passato e un presente in cui al potere ecclesiastico di un tempo si sostituisce quello vampiresco dei nuovi corrotti e corruttori locali e internazionali. Il messaggio sotteso arriva comunque allo spettatore, anche se con difficoltà: ogni epoca ha il “suo particolare oscurantismo” che cerca di distruggere la libertà, tema ricorrente nei film di Bellocchio, insieme alla lotta contro tutte le ipocrisie, le paure, le repressioni sessuali, i condizionamenti. Dalle interviste rilasciate, a quanto pare egli non intende attaccare la Chiesa cattolica attuale che grazie a Papa Francesco appare in una fase di trasformazione epocale, bensì quella del passato. Nel film egli ha cercato piuttosto di metterne in rilievo caratteristiche ed obiettivi e pertanto ha affermato: "La libertà è lo spirito di questo film. Non mi interessava stabilire connessioni rigide tra presente e passato. Il mio non è un film all’americana, dove tutto è razionalistico e consequenziale….Benedetta è l'immagine di una bella libertà che non vuole arrendersi". E in effetti il film si conclude con l’immagine simbolica di Benedetta che esce dalla sua prigione dopo tanti anni, non invecchiata e debilitata dalla sofferenza, ma risplendente di gioventù e bellezza. Un film da vedere che suscita molte discussioni e che si avvale di bravi attori, della sceneggiatura di Marco Bellocchio, della colonna sonora di Carlo Crivelli, della fotografia di Daniele Ciprì. Giovanna D’Arbitrio
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