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FILM "LA GRANDE SCOMMESSA"
post pubblicato in diario, il 16 gennaio 2016
Il film “La Grande Scommessa” del regista Adam McKay ci illumina su fatti e misfatti che causarono la grande crisi finanziaria del 2008. Il racconto incomincia nel 2005, quando le banche cominciarono a concedere con grande facilità mutui a tasso variabile nel campo del mercato immobiliare americano che appariva oltremodo florido e sicuro a gente onesta e sprovveduta. Non sembrava certo tale la situazione ad un esperto nel campo come Michael Burry che aveva intuito la pericolosa instabilità del sistema, accentuata in maniera crescente da pacchetti azionari venduti in maniera fraudolenta. Egli fu pertanto deriso quando si presentò in diverse banche per scommettere contro l’andamento del mercato e venne subito accontentato in tutte le sue richieste. Altri poi lo imitarono rendendosi conto dell’esistenza di una grossa “bolla” che cresceva silenziosamente e che finì per scoppiare poi in modo disastroso ed eclatante nel 2008, depredando tante persone oneste dei loro averi mentre i furbi si arricchivano in maniera abnorme. Il film in verità appare verboso, nevrotico, a tratti ripetitivo e troppo lungo, anche se il regista si avvale di ritmi serrati e musica assordante per vivacizzarlo, di bravi attori come Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei e tanti altri, della fotografia di B. Ackroyd e delle musiche di N. Britell. La sceneggiatura è in parte basata sul libro di Michael Lewis “The Big Short”. Troppo marcato, inoltre, lo scopo didascalico del film che cerca di mettere in guardia gli spettatori dalle frodi finanziarie, un obiettivo senz’altro lodevole, ma davvero poco divertente o addirittura angosciante per i poveri, onesti risparmiatori, in particolare per quelli italiani, numerosi nel nostro paese, considerato patria del risparmio. I volti preoccupati e cupi di molti spettatori, soprattutto quelli di una certa età, all’uscita dalla sala cinematografica, nonché i loro sdegnati commenti contro tutto ciò che ancora oggi accade in Italia e all’estero, mettono in rilievo quanto sia difficile l’epoca in cui viviamo. “Mala tempora!”, ha esclamato un attempato signore dirigendosi in fretta verso l’uscita. Giovanna D’Arbitrio
FILM "ASSOLO"
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2016
Dopo “Ciliegine”, opera centrata sul rapporto uomo-donna, la brava attrice, Laura Morante, si cimenta di nuovo nella regia, nonché nella sceneggiatura, con il suo nuovo film “Assolo” che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica. In esso ella racconta la storia di Flavia (Laura Morante), donna non più giovane, mite, fragile e insicura, continuamente bersagliata dalla cattiva sorte, incompresa e derisa da conoscenti e perfino dai familiari. Solo una cagnetta, che oltretutto non appartiene a lei, ma a una giovane coppia della porta accanto, sembra provare per lei un travolgente affetto che in parte allevia la sua immensa solitudine. Benché ella cerchi di mantenere i contatti nella sua famiglia allargata (scaturita da due divorzi), mostrandosi affettuosa con i suoi due figli, gli ex mariti e le loro nuove compagne, nessuno di loro cerca di aiutarla, anzi ognuno in qualche modo contribuisce ad accentuare il suo disagio. Nemmeno le amiche e le donne che conosce riescono a confortarla, anch’esse afflitte da molti problemi per l’età che avanza, tra incomprensioni e tradimenti di mariti e compagni. Un’anziana psicoterapeuta (Piera Degli Espositi) cerca di aiutarla attraverso un’interpretazione dei suoi sogni ricorrenti, sollecitandola ad affrontare la realtà, ad amare di più se stessa e ad aprire tutte le porte che a livello psichico bloccano il suo percorso verso autostima e autonomia. Dopo un finale a sorpresa (che qui non sveliamo), la voce di Flavia/Laura recita quanto segue: “Assolo: composizione, o parte di essa, eseguita da un solo esecutore (vocale o strumentale), isolato da una massa corale o strumentale”. Insomma “meglio sole che male accompagnate” per diventare grandi davvero, in particolare quando si invecchia e bisogna imparare anche ad essere single: è consigliabile infatti sempre puntare sui lati positivi che la vita offre anche ad una certa età. Nel film della Morante alcuni critici hanno visto influssi della commedia francese, delle opere di Nanni Moretti e addirittura di Woody Allen, ma anche se tutto ciò fosse rintracciabile in esso, potrebbe solo essere considerato come il risultato di un ampio retaggio culturale: in verità il film si connota nella sua diversità e originalità, proprio come opera prettamente “femminile”, vissuta tra realtà e sogno ed espressa in toni tragicomici che suscitano molti amari sorrisi e riflessioni, sopratutto nelle donne. Intervistata da Lilli Gruber nella trasmissione “Otto e Mezzo”, la regista ha ribadito la necessità di un “nuovo femminismo”, un movimento magari diverso da quello degli anni ’70, ma che solleciti le donne all’autonomia e all’autostima. E’ importante, inoltre, tenere sempre alta la guardia contro ogni violenza e sopraffazione, in un’epoca in cui ancora si registrano numerosi uxoricidi, stupri e abusi di vario genere. Il film si avvale delle belle musiche di Nicola Piovani, della fotografia di F. Masiero e di un buon cast di attori tra i quali ricordiamo (oltre a quelli già citati) Lambert Wilson, Marco Giallini, Francesco Pannofino, Donatella Finocchiaro, Angela Finocchiaro, Carolina Crescentini. Giovanna D’Arbitrio .
LA CANTATA DEI PASTORI, AL TEATRO DELLE PALME DI NAPOLI
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2016
E’ in scena al Teatro delle Palme di Napoli “Razzullo e Sarchiapone - La Cantata Dei Pastori” ,con la regia di Massimo Andrei e le musiche di Carlo Faiello, uno spettacolo che sta riscuotendo molto successo, dovuto in particolare alla presenza di due bravi attori napoletani, Giovanni Mauriello e Benedetto Casillo. A quanto pare il nome “Sarchiapone” comparve per la prima volta nel “Cunto de li cunti” di Giambattista Basile (1634-36), poi alla fine del ‘700 divenne uno dei personaggi principali della Cantata dei Pastori, opera teatrale di Andrea Perrucci che narra il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme tra gli attacchi dei diavoli che cercano di impedire la nascita di Gesù. Tra i protagonisti c’era già il personaggio comico di Razzullo, uno scrivano sempre affamato inviato in Palestina per il censimento, a lui fu poi aggiunto quello di Sarchiapone, un barbiere in fuga per aver commesso due omicidi. Nel 1889 la sacra rappresentazione fu sospesa per un certo tempo per il tono divenuto troppo profano. L’attuale rappresentazione della coppia Casillo-Mauriello mette in risalto le maschere di Razzullo e Sarchiapone, ispirandosi al tradizionale teatro in dialetto napoletano. Nelle note di regia leggiamo quanto segue: “Abbiamo tratto tutto quello che attraverso i secoli, la tradizione popolare aveva aggiunto nel dramma sacro di Andrea Perrucci (Il Verbo Umanato) comunemente detto La Cantata Dei Pastori. E cioè abbiamo celebrato Sarchiapone, personaggio che Perrucci non aveva neanche immaginato, ma ben presto la popolazione aveva fatto scendere in campo durante le rappresentazioni; abbiamo recuperato, da svariati e desueti copioni di provincia, le scene comiche col napoletano Razzullo, i canti e le musiche della tradizione popolare, antica e moderna. Abbiamo tentato la via dell’emozione natalizia percorrendo la semplificazione di linee e di colori e non per scelta, ma per necessità: è cambiato e manca quel popolo rumoreggiante, sazio o affamato, quella folla che riempiva la Fenice, il Mercadante e gli altri teatri della città di Napoli la notte di Natale dei secoli passati e non volevamo proporre un’opera cristallizzata o museale allestita per quel pubblico. Abbiamo scelto la via della favola e del sogno per accendere un’emozione antica nel pubblico dei nostri tempi, spesso smarrito riguardo ai valori della tradizione e della religione. Il nostro popolo trascorre la sera di Natale, scorrendo il touch screen degli smartphone, inviando, ricevendo e spiando auguri e messaggi virtuali, intervallando la navigazione con qualche pesce cucinato alla masterchef o qualche insalata russa rigorosamente light. Neanche più con l’antico capitone fritto, proposto da una nonna “retrograda”, ma terrore delle nuove generazioni animaliste o vegane. Tuttavia non c’è niente di nostalgico in questa Favola di Razzullo e Sarchiapone, ma solo la voglia di raccontare ed emozionarsi… e perché no, divertirsi”. Lo spettacolo include infatti dialoghi comici ai quali Casillo e Mauriello danno spessore con la loro bravura, nonché canti e musiche aggiunte al testo tradizionale e rielaborazioni di Carlo Faiello. Bravissimi i giovani cantanti e musicisti. Si replica fino al 7 gennaio. Giovanna D’Arbitrio
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