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"UNA DONNA TANTE DONNE", UN BEL LIBRO
post pubblicato in diario, il 17 giugno 2016
“UNA DONNA TANTE DONNE” (Ed. Albatros), di Maria Rosa Vitiello, candidato al Premio Pavoncella 2016, dedicato alla creatività femminile, si è classificato tra i primi cinque libri scelti dalla Giuria nel settore Narrativa tra diverse opere proposte quest’anno da note case editrici. Molto più alto senz’altro il livello rispetto agli altri anni, con libri complessi e originali sia per contenuto che per forma. La casa editrice Albatros ha così presentato il libro: “Una donna: quante realtà diverse può essere una donna durante il suo percorso? Una bambina, una ragazza, un’adulta, una moglie, un’amante, una complice, una madre, un’amica, una nonna, un sogno, una speranza. Eppure è sempre una, come uno è il diamante che mostra mille sfaccettature iridescenti. Siamo in un tempo che sembra lontano millenni, ma che ancora palpita nel cuore di chi l’ha vissuto ed è oggi tra noi. Seconda metà del Novecento: la guerra è ¬ finita da poco, il Paese si organizza e lentamente si ricostruisce. C’è gran fermento in casa della piccola Marina, sei anni, mentre si attende lo zio d’America. In poche semplici parole, Maria Rosaria Vitiello riesce a dipingere un quadro straordinario e dettagliato su un’Italia ingiallita dal tempo. Quello stesso tempo che abbraccia le radici di tutti noi”. Dai cenni biografici apprendiamo che Maria Rosaria Vitiello è nata a Napoli nel 1942. Dopo la laurea in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero dell’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ha conseguito il Diploma di abilitazione per l’insegnamento di materie letterarie nella scuola media e la specializzazione per lo svolgimento di attività psicopedagogica nella scuola elementare e media svolta come Funzione obiettivo per disagio, orientamento, integrazione ed inserimento di alunni extracomunitari. È Presidente dell’associazione culturale “Sabaudia per Sabaudia” ¬ finalizzata alla salvaguardia del patrimonio architettonico e alla promozione di eventi culturali ed artistici. Ho conosciuto l’autrice in casa di amici a Sabaudia e mi ha colpita per la vis comica (tipicamente napoletana) nel raccontare barzellette, nonché per la sua cultura e tanti valori che ci accomunano, comprese certe delusioni a livello politico di una gioventù anni ‘60 che sperava di cambiare il mondo. Quanto squallore ci ha regalato quest’epoca in cui prevalgono poltrone, intrighi, inciuci, corruzione banche e finanza, sia a livello locale (con baruffe chiozzotte!), che nazionale e internazionale! Nel leggere il suo libro ho ritrovato una parte dei miei ricordi d’infanzia, in particolare del dopoguerra e degli anni ’50, anche se le trama è molto centrata sulle vicende autobiografiche dell’autrice: ricordi che fanno parte della “nostra memoria collettiva”, del nostro passato. Penso che tutti i napoletani, non solo le donne, nel leggere il libro si ritroveranno nelle realistiche e folcloristiche descrizioni di vicoli, tradizioni, giochi d’infanzia, nonché nel personaggio dello “zio d’America”, presente in molte famiglie. Un libro “vero”, semplice, scritto con il cuore e che si legge tutto d’un fiato, avendo il pregio di essere conciso e breve. Giovanna D’Arbitrio
Il ROMANZO "LE TRE NOTTI DELL'ABBONDANZA"
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2016
Il romanzo di Paola Cerreda “Le Tre Notti dell’Abbondanza” (Ed. Piemme) si è aggiudicato quest’anno il Premio Pavoncella dedicato alla creatività femminile, durante la Cerimonia della Premiazione, avvenuta il 4 giugno, a Sabaudia. L’autrice, Paola Cerreda, psicologa, è nata in Brianza ed è appassionata di teatro. Dopo un lungo periodo come assistente alla regia in ambito professionistico, è andata in giro per il mondo fino ad approdare in Argentina, dove si è avvicinata al teatro comunitario. Tornata in Italia, vive a Torino e si occupa di progetti artistici e culturali nel sociale. Vincitrice di numerosi concorsi letterari, è stata finalista al Premio Calvino 2009 con il romanzo Della vita di Alfredo (Bellavite). Con Piemme ha pubblicato "Se chiedi al vento di restare" (2014) e "Le tre notti dell'abbondanza" (2015)". “Le Tre Notti dell’Abbondanza” narra la storiadi Fosco che (come si legge nella presentazione del libro) “è un paese arroccato su uno scoglio a picco sul mare. Per arrivare alla spiaggia, bisogna avventurarsi lungo una scala di legno e pietra che nessuno si è mai preso la briga di aggiustare. Perché il mare è maledetto e gli abitanti non lo possono avvicinare. La Calabria di Fosco è una terra aspra dove il tempo scorre lento, dove tutti corrispondono ai propri ruoli e ai propri cognomi e, fin dalla nascita, hanno il loro posto nel mondo. Le regole, dettate dalla malavita locale, sono legge per coloro che lì nascono. Per tutti, ma non per Irene. Irene ha quindici anni e un quaderno arancione sul quale disegna il quotidiano, così come se lo immagina. La notte, sui tetti di Fosco, si incontra con Rocco, il figlio di uno sparato, in uno spazio di complicità e tenerezza che permette di fantasticare un altro mondo possibile. Durante l’annuale pellegrinaggio alla Madonna delicata, Irene e Rocco ascoltano una conversazione tra masculi che cambia per sempre il corso delle loro vite. Le successive tre notti dell’abbondanza segnano un prima e un poi senza ritorno. E se è vero che le donne di Fosco nutrono il sistema e spingono i figli a vendicare, c’è chi prova a cambiare, nella convinzione che la vita si accetta ma non si subisce. Irene farà la sua scelta. La vita, per lei, è una pennellata di colore su un muro bianco”. Ho letto il libro tutto d’un fiato e devo dire che ho trovato molto significativa la storia di Fosco, il paesino dominato da Totonnu, malavitoso coinvolto nelle le faide tra famiglie, in cui perfino l’accesso al mare viene proibito. Il mare, simbolo di libertà, non ha padrone e non può essere domato. A Fosco nascere “fimmina”, come Irene, o essere “poco masculu” come Angiolino, è una disgrazia. Irene è coraggiosa, ha il coraggio di opporsi e di lottare e dopo la morte di Rocco, si consola dipingendo murales sulle case abbandonate dopo la “mattanza” tra le famiglie che ha costretto la gente ad abbandonare il paese. Pian piano Fosco rinasce, grazie al suo coraggio, a quello di Angiolino e di altri. Il romanzo evidenzia la maestria di Paola Cerreda nel delineare e descrivere personaggi, ambienti , luoghi in cui la criminalità organizzata è fortemente radicata, ma dove il coraggio di alcuni abitanti riesce a generare un positivo cambiamento. La ricchezza dei contenuti, il risalto che si dà al coraggio delle donne, l’abilità di introspezione psicologica dell’autrice e il suo stile originale, hanno rappresentano senz’altro elementi aggiuntivi, oltre a quelli già menzionati, per l’assegnazione del Premio Pavoncella. Giovanna D’arbitrio
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