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E' COSI' LIEVE IL TUO BACIO SULLA FRONTE: dal libro al film in Tv
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2017
Caterina Chinnici è la figlia primogenita di Rocco Chinnici, il magistrato ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983 a Palermo in un tragico attentato in cui perirono gli uomini della scorta e il portiere dello stabile in cui abitava. Divenuta ella stessa giudice, a sua volta impegnata nella lotta contro la criminalità organizzata, nonché parlamentare europeo, dopo anni di silenzio Caterina qualche anno fa decise di scrivere un libro E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte (Ed. Mondadori), raccontando non tanto la storia di un coraggioso eroe, ma soprattutto quella di un padre. Scelse quindi di ricordare come era la vita della sua famiglia prima della tragedia e come “dopo” essa continuò a vivere e perfino a perdonare. Diventerà ora un film per la tv il suo libro, prodotto da Rai Fiction, interpretato da Luca Barbareschi, Sergio Castellitto e Cristiana dell’Anna, diretto da Michele Soavi. Il libro ottenne il Premio Pavoncella 2014, come opera prima, con la seguente motivazione: “Caterina Chinnici, raccontando il suo lacerante vissuto personale, ci ha fatto scoprire, in controluce, la storia del nostro Paese. Ha descritto un dramma condiviso, con uno stile immediato e profondo e dalle pagine del suo libro emerge uno Stato che non c’è più, fatto di Uomini che non ci sono più. Ma il suo merito è quello di averci riconciliato con la Storia, restituendoci la figura di un Uomo, di un Padre, di un Magistrato che ,come pochi, ha incarnato il senso della Giustizia”. Nel ricordare l’assegnazione del Premio, Romano Tripodi, Capo Ufficio Stampa del Pavoncella, in un comunicato stampa ha così affermato: “ Al regista ed agli interpreti di E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte (Mondadori) il compito non facile di far rivivere per il piccolo schermo, quel senso del dolore, un dolore capace di cambiare una vita che le belle e toccanti pagine del libro, rendono palpabile e condivisibile. Pagine da cui traspare, giammai gridata ma semmai dolcemente soffusa, la sofferenza di una vita che “deve” continuare senza l’amore di un padre il cui ricordo sarà essenziale per andare avanti. E va indubbiamente ascritto a merito del Premio Pavoncella l’aver saputo cogliere nel libro, in virtù di una sensibilità tutta al femminile, quel profondo senso del perdono che attraverso la scrittura assume un valore universale. Pagine vere, soavi ed al contempo difficili, scritte da una figlia che ha rischiato e scommesso e che grazie alla scrittura ha fatto rivivere il suo papà”. Ecco un’intervista a Caterina Chinnici: https://www.youtube.com/watch?v=hRwMlSy26tw Giovanna D’Arbitrio
"PALAZZOKIMBO", UN ROMANZO DI PIERA VENTRE
post pubblicato in diario, il 9 luglio 2017
Il 17 giugno si è concluso con successo a Sabaudia il Premio Pavoncella 2017 con la premiazione delle 12 brillanti candidate già indicate in un comunicato stampa di Romano Tripodi che la sottoscritta ha divulgato in un precedente articolo. Il particolare interesse che nutro verso la letteratura mi induce a soffermarmi sul romanzo di Piera Ventre, “Palazzokimbo” (Ed. Neri Pozza) che ha vinto il Premio Pavoncella in tale settore. Ben illustrato senz’altro il testo nella scheda di presentazione elaborata dall’editore. Eccola: “Nella prima metà degli anni Settanta, Stella, detta a scuola stelladamore, col nome attaccato al cognome, ha un palazzo intero per madre. A Napoli, tutti lo chiamano Palazzokimbo per via dell’enorme insegna pubblicitaria che campeggia sul tetto. Chili e chili di ringhiere, porte blindate, chiavistelli… un clangore di ferro risuona per i suoi otto piani, fino alla cima, una distesa asfaltata e ricoperta di antenne, da cui si scorge tutta la città, compresa la striscia di mare dove si erge la Saint-Gobain, la vetreria proprietaria degli appartamenti in cui vive il personale della fabbrica. Settanta famiglie di operai, come il papà di Stella, e impiegati ed elettricisti che hanno a che fare con silice, ossidi, nitrati e amianto, e rientrano a casa coi vestiti che sopra i baveri sembra vi sia uno spolvero di talco. All’ottavo piano abita la famiglia D’Amore. Ci sono i genitori, zia Marina, la sorella signorina di papà, i nonni paterni, Stella e sua sorella Angela. C’è pure un gatto, battezzato Otto, per un semplice calcolo d’aggiunta. Tanti D’Amore, e ciascuno con un passo e una voce, un modo di sbattere le porte, di strascicare i piedi, di richiudere sportelli, di calibrare il volume della televisione. Quattro piani sotto vive la signora Zazzà, che calza sempre le pantofole, indossa una quantità di stracci variopinti e cela un segreto che nessuno conosce. Quando non si aggira per Palazzokimbo, Stella trascorre il tempo incantato della sua infanzia con Consiglia, l’amica del cuore coi capelli rossi che le sfiammano lampi sulle spalle, le guance accese e la lingua velenosa. Nel ventre di Palazzokimbo penetrano, però, anche i fatti di fuori, gli eventi terribili della fine degli anni Settanta: la deindustrializzazione, il rapimento Moro, la strage di Bologna…L’esistenza dignitosa della brulicante umanità di Palazzokimbo appare allora soltanto come una fugace parentesi, e l’infanzia incantata di Stella come un breve preludio alla consapevolezza dei guasti della vita che l’età adulta dona. Finalista al Premio Neri Pozza 2015, Palazzokimbo svela il talento di una scrittrice capace di dare nuova linfa al romanzo di formazione e di restituirci con brio e impeccabile scrittura l’atmosfera dell’Italia degli anni Settanta”.( Presentazione della casa editrice Neri Pozza) Davvero coinvolgenti i ricordi d’infanzia di Stella, ricordi che appartengono alla “memoria collettiva” degli anni ’70, in particolare per i napoletani che non solo si ritrovano negli eventi storici di quegli anni, ma anche nelle realistiche e folcloristiche descrizioni di vicoli, espressioni dialettali, detti, proverbi, tradizioni popolari, saggezza e superstizioni. Un romanzo ben costruito, un mix di moderno e di antico, miserie e nobiltà, luci ed ombre, drammatici eventi storici e vita quotidiana, il tutto visto attraverso gli occhi di una bambina che cerca di conoscere ed affrontare il mondo. Lo stile è originale, sicuro, caratterizzato da una grande potenza narrativa. Particolari le pagine scritte in corsivo, significative pause tra un capitolo e l’altro. Dai cenni biografici su Piera Ventre apprendiamo che è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata in Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria dell’associazione di promozione sociale “Comunico”, collabora con le scuole e con “l’Ente Nazionale Sordi di Livorno”, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi su raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di “Racconti Alisei”, pubblicata da Edizioni Erasmo, ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini. Giovanna D’Arbitrio
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