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FILM "IL FILO NASCOSTO"
post pubblicato in diario, il 28 febbraio 2018
IL FILO NASCOSTO (PHANTOM THREAD), di P. T. Anderson, ha ottenuto 6 nomination agli Oscar 2018: miglior film; miglior regia a Paul Thomas Anderson; miglior attore a Daniel Day-Lewis; miglior attrice non protagonista a Lesley Manville; migliori costumi a Mark Bridges; migliore colonna sonora a Jonny Greenwood. Il film racconta la storia di Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), affascinante scapolo, stilista a Londra negli anni ’50, noto per i suoi raffinati ed eleganti abiti creati per le donne dell’high società. Egli vive con la rigida sorella, Cyril, (Lesley Manville) in una grande casa in cui la sua vita è scandita da una routine maniacale, quasi patologica. Un giorno, Woodcock conosce Alma (Vicky Krieps), una cameriera un po’ goffa che diventerà la sua modella preferita, nonché moglie. Intense e complesse le relazioni tra i tre protagonisti: Reynolds, lavoratore stakanovista, condizionato da irrisolto complesso edipico, ancora legato al fantasma della madre che vede ovunque, dominato dalla protettiva sorella; Cyril, rigida e segaligna che mal sopporta la presenza di Alma, temendo che possa turbare il suo rapporto col fratello e sconvolgere la routine della loro vita; Alma, all’inizio quasi un manichino nelle mani del grande sarto, usata da lui come una bambola da vestire con sontuosi abiti, in seguito donna tenace e decisa a sconvolgere la rassicurante routine e i comportamenti ossessivi di Reynolds. Quando scopre che in occasionali malori, egli rivela un’indole fragile e bisognosa di affetto, finalmente libero da sovrastrutture, ella ricorre ad uno stratagemma per tenerlo legato a sé. Il filo “nascosto” dunque assume un doppio significato: con ago e filo Reynolds non solo crea abiti favolosi, ma in essi nasconde spesso frasi scritte e quant’altro, poiché egli afferma che “dentro l’imbottitura di un abito ci puoi nascondere qualsiasi cosa: segreti, monete, ricordi…”. E non a caso la foto di sua madre è cucita all’interno della fodera della giacca sul suo cuore. Con l’arrivo di Alma nella sua vita, tuttavia, un altro filo ricuce il compromesso rapporto di coppia, un filo fatto di amore, complicità e…veleno. Un film originale, raffinato, elegante, non solo per vestiti sontuosi e belle donne, ma per acuta e sottile introspezione psicologica dei personaggi, esaltata dall’interpretazione di grandi attori, come D. D. Lewis, L. Manville, V. Krieps. Tra i film di successo di Anderson ricordiamo: Magnolia (1999); Ubriaco d'amore (Punch-Drunk Love) (2002);Il Petroliere (There Will Be Blood) (2007);The Master (2012); Vizio di forma (Inherent Vice) (2014) Ecco un’intervista al regista e agli interpreti: https://www.youtube.com/watch?v=IOasnQC2eaQ Giovanna D’Arbitrio
POLITICA, TIMORI E SPERANZE
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2018
Presenti in tutte le trasmissioni televisive, talk show, spettacoli di vario genere e quant’altro, i politici italiani non la smettono mai di scagliarsi palle di fango, volgarità, accuse reciproche, in una totale mancanza di rispetto verso gli avversari, sempre l’un contro l’altro armati in un’escalation vergognosa che rischia di far crescere astensionismo, odio e violenze. C’è in giro un’aria pesante, quasi il presagio che valori democratici e libertà siano in pericolo. Gaber cantava anni fa (e già sembrano secoli!), “la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione.” In questi giorni molti hanno rimpianto la propaganda politica del passato che cercava di incidere sugli elettori almeno con una parvenza di razionalità e coerenza attraverso la presentazione di programmi politici ben definiti. Memorabili le Tribune Elettorali, condotte in Tv da moderatori, come Ugo Zatterin, Jader Jacobelli, Ugo Vecchietti ed altri: si svolgevano in tono piuttosto formale ma pacato e “cronometrato” per non far torto a nessun partito. Modalità di voto o modifiche a leggi elettorali, inoltre, venivano spiegate dettagliatamente e ripetute più volte. Quali delucidazioni sono state offerte in Tv sul Rosatellum oggi e quanti hanno capito in che cosa consista? I tempi cambiano ed è inevitabile, ma siamo davvero stanchi della supponenza di tanti personaggi che, dopo aver danneggiato l’Italia per anni, con gran faccia tosta si ripresentano agli elettori abolendo qualsiasi memoria storica di eventi tra l’altro nemmeno tanto lontani. Si parla per ore ed ore per slogan e promesse accattivanti, distogliendo l’attenzione da problemi seri e sollevando così un gran polverone che nasconde la verità e confonde le persone. Insomma ognuno promette qualcosa: non si pagheranno più il canone RAI, il bollo per l'auto, le tasse saranno ridotte e quelle universitarie addirittura abolite, si avrà un reddito minimo per chi è senza lavoro, facilitazioni per mamme e bambini e quant'altro. Ma non stiamo faticosamente uscendo da una spaventosa crisi?! Dove li prenderanno tutti questi soldi?! E intanto mentre le destre si aggregano e i grillini crescono malgrado inesperienza, eloquio sgrammaticato e scandalo rimborsi, il centro-sinistra si sfascia in una miriade di rivoli che porterà a un’inevitabile dispersione di voti. Come se non bastasse, dopo l’efferato omicidio di Pamela Mastropietro e altri episodi che hanno coinvolto immigrati, ormai si parla solo di immigrazione clandestina che viene strumentalizzata per motivi politici. Ovviamente il crescente numero dei migranti rappresenta un’emergenza che va risolta a livello europeo e con il supporto dell’ONU (almeno si spera!), ma dove sono finiti gli altri problemi? Dov’è finita la disoccupazione che coinvolge soprattutto i giovani? E le delocalizzazioni che sbattono all’improvviso sul lastrico migliaia di persone? E la Brexit, e le strategie protezionistiche di Trump che riducono le opportunità di un lavoro dignitoso anche per nostri “laureati con la valigia”? E il debito pubblico? E il divario fra Nord e Sud? Potremmo continuare all’infinito con le domande, senza ottenere risposte. Purtroppo si percepisce che economia e finanza conducono il gioco e la politica è da esse condizionata sia a livello nazionale che internazionale: i partiti di sinistra sono in crisi in un mondo in cui equità sociale e diritti dei lavoratori perdono peso soprattutto nei paesi più deboli, messi in difficoltà sia dal liberismo che dal protezionismo di Trump. Pilotati da grandi lobby anche i mass media manipolano l’informazione, con grave rischio per la libertà di stampa. Più attendibili i libri di autori seri e coraggiosi, come quelli di Noam Chomsky, grande linguista, analista politico e autore di molti testi, come “Chi sono i padroni del mondo?” nel quale scrive quanto segue: “Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate internazionali, le enormi istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: tutto per noi e niente per gli altri". Concludendo, pensare quindi all’Italia come un paese che possa reggersi da solo al di fuori dal contesto europeo e internazionale, è pura follia. Speriamo che i politici più esperti, onesti, colti e preparati del centro-sinistra riescano a combattere per lavoro, istruzione, equità sociale e libertà, trovando qualche forma di aggregazione con altri partiti ben radicati nei valori democratici, come i radicali di Emma Bonino ad esempio che sostengono un’Europa più forte e solidale, diritti umani e civili, libere scelte (come il testamento biologico). Giovanna D’Arbitrio
FILM "ATTACCO AL TRENO"
post pubblicato in diario, il 14 febbraio 2018
Il nuovo film di Clint Eastwood è tratto dall'autobiografia The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes, scritta da Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos. con la collaborazione del giornalista Jeffrey E. Stern. La pellicola in effetti racconta l'attacco al treno Thalys 9364 da parte di un terrorista, avvenuto il 21 agosto 2015 sventato da Stone, Sadler e Skarlatos che interpretano se stessi nel film. Dopo un inizio interessante sull’amicizia nata tra i giovani in una scuola in cui non riescono ad integrarsi, seguono scene sull’addestramento militare di Spencer, conversazioni mediante Skype tra i tre amici che si tengono sempre in contatto benché non vivano più nello stesso Stato e poi interminabili sequenze sul loro viaggio in Italia, Germania, Olanda. Solo alla fine del film, li ritroviamo sul treno Thalys diretto a Parigi, quando compiono il gesto eroico per il quale otterranno la legione d’onore. Pur se animato da buone intenzioni nel tentativo di dimostrare la necessità di essere addestrati per salvare molte vite, sia in battaglia che in attacchi terroristici, Eastwood cade spesso in cliché artificiosi e nella consueta esaltazione dell’eroe americano, anche se questa volta l‘eroe Spencer recita devotamente “la preghiera umile” di S. Francesco. Questi nobili ideali diventano in fondo pretesti per mascherare esaltazione del militarismo e necessità di saper usare le armi per difendersi, obiettivi evidenti fin dalle prime scene del film in cui fin da ragazzi i futuri eroi mostrano interesse alla vita militare, giocando a far i soldati in tute mimetiche, armi-giocattolo e perfino un fucile vero anche se scarico. Certo non bisogna sottovalutare i pericoli del terrorismo ed è senz’altro giusto che i militari siano addestrati alla difesa per salvare vite in eventuali attacchi, ma nello stesso tempo fa paura la società americana in cui ai cittadini viene consentito di acquistare armi di ogni genere per uso personale, con consequenziale effetto negativo sull’educazione dei bambini. E poi ci chiediamo se gli americani possano essere ancora gli unici “salvatori” del mondo, gli eroi che si assumono sempre il compito di difenderci. Inquietante domanda, soprattutto oggi se si considerano le scelte politiche di Trump, appoggiato dal repubblicano Eastwood mentre tanti attori e registi si schierano contro. Senz’altro un film che non regge il confronto con tante altre opere del grande regista-attore, tra le quali ricordiamo in particolare I ponti di Madison County (1995), Potere assoluto (1997), Mystic River (2003), Million Dollar Baby (2004), Lettere da Iwo Jima (2006), Changeling (2008), Gran Torino (2008), Invictus (2009) Hereafter (2010), J. Edgar (2011). Ecco un’intervista al regista: https://www.comingsoon.it/personaggi/clint-eastwood/223538/video/?vid=28395 Giovanna D’Arbitrio
FILM "MADE IN ITALY"
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2018
Made in Italy, scritto e diretto dal cantautore L. Ligabue, s’ispira all’omonimo album del 2016, un concept disc includente 14 brani legati tra loro. Al centro della storia c’è il personaggio di Riko (Stefano Accorsi), cinquantenne operaio emiliano, costretto a sbarcare il lunario lavorando in un’azienda che produce salumi. Le insoddisfazioni quotidiane, la rabbia contro una società che non offre opportunità e alternative allo squallore di una vita grama, si ripercuotono sui rapporti in famiglia: sua moglie, Sara (Katia Smutiak), che fa la parrucchiera, sente che il rapporto di coppia si sta logorando e il figlio, il primo della famiglia ad iscriversi all’università, viene spesso rimproverato, vittima dei loro litigi. Malgrado qualche relazione extraconiugale, sia Riko che Sara si amano ancora, hanno amici sinceri con i quali si confidano e sono considerati come persone oneste. Le situazioni si complicano con il licenziamento di Riko ed altre problematiche: tra alti e bassi, con l’aiuto di Sara egli cerca di tirare avanti, ma non trovando un nuovo impiego, decide di emigrare in Germania per scuotersi dalla depressione, preservando così la propria dignità con un lavoro più soddisfacente. La fotografia e le musiche (tratte dal suddetto album) sottolineano i momenti più drammatici e quelli più sereni. I colori cupi predominano nelle scene tristi e mentre diventano solari e luminosi quando sentimenti sinceri e speranze infondono coraggio. Significativa la scena con i girasoli. Insomma è un viaggio nell’anima dell’Italia che non viene mai raccontata nemmeno a cinema, secondo Stefano Accorsi, poiché “è più facile farsi ammaliare dai malvagi o da ciò che esce fuori dall’ordinario. Nel film Luciano dà voce ai suoi amici e a chi lo circonda”. Dopo 16 anni Ligabue dunque ritorna nei panni di regista, dopo Radiofreccia e Da zero a dieci, con un film che offre un ritratto veritiero e amaro di un’Italia fatta di persone oneste e umili, costrette a sopravvivere tra mille difficoltà per rimanere onesti e non cedere ai facili guadagni offerti da corruzione imperante e criminalità, persone ormai divenute quasi invisibili per l’attuale politica che si ricorda di loro solo come serbatoio di voti da sfruttare in campagna elettorale. Ecco un’intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=sEKO-D1w8J8 Giovanna D’Arbitrio
ATTRICI IN ABITI NERI AI GOLDEN GLOBE
post pubblicato in diario, il 1 febbraio 2018
Il caso Weinstein che ha coinvolto il noto produttore cinematografico, nonché registi e attori in seguito all’outing di attrici famose sulle molestie sessuali subite, è diventata una protesta che si è estesa a livello internazionale I problemi atavici della condizione femminile, mai risolti fino in fondo anche nei paesi cosiddetti “civili”, in quest’epoca difficile sembrano riacutizzarsi sempre più in un crescendo impressionante di femminicidi, stupri, pestaggi e quant’altro. Il cinema che non è solo fabbrica di sogni, ma anche specchio della realtà, combatte a fianco delle donne con numerosi film e impone riflettori su violenze e ricatti perpetrati contro di loro. Durante la cerimonia dei Golden Globe i vestiti neri di tutte le attrici hanno dato un segnale forte al mondo intero: donne per la prima volta unite in modo compatto in una lotta coraggiosa. Significativi discorsi sono stati fatti da Frances McDormand, Nicole Kidman, Barbara Streisand, Lara Dern, la quale ha affermato che “insegnare ai nostri figli a denunciare i soprusi, senza aver paura delle conseguenze, sarà la nostra nuova stella polare”. Non a caso il film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, sceneggiato e diretto da Martin McDonagh, ha ottenuto Golden Globe, come miglior film drammatico e per miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attrice (Frances McDormand), miglior attore non protagonista (Sam Rockwell). Il film in effetti racconta la storia di uno stupro avvenuto a a Ebbing Missouri, dove Mildred (F. McDormand) prova dolore e rabbia contro chi pur avendo violentato e bruciata viva la figlia Angela, non è stato mai scoperto e punito. Individuati sul luogo del delitto tre cartelloni pubblicitari in disuso, decide di affittarli facendovi affiggere tre manifesti con tre frasi: Stuprata mentre stava morendo- E ancora nessun arresto-Come mai, sceriffo Willoughby? La protesta di Mildred scatena reazioni negative contro di lei e il figlio con soprusi e minacce da parte di concittadini che stimano lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), uomo onesto, oltre tutto in fase terminale per un cancro. Il più accanito tra loro è Jason (Sam Rockwell), giovane poliziotto alcolizzato e violento, conosciuto come torturatore di neri e di gay. Gli eventi si complicano e si susseguono in un crescendo di bassezze e violenze che ogni tanto cedono il posto ad insospettati gesti di umanità e sprazzi di sensibilità perfino in esseri quasi animaleschi, beceri e volgari: non è certo il Paese del “sogno americano”, ma l’America razzista, ignorante e oscura, forse quella più attuale del trumpismo imperante che non è capace di offrire giustizia ai più deboli, ma che consente di girare armati e farsi giustizia da sé. Personaggi strani quelli del film, nei quali il bene e il male non hanno netti confini, quindi ancora più inquietanti, come Jason, il poliziotto violento, attraverso li quale il regista forse vuol dimostrare che se poi da carnefice si diventa vittima e si prova la violenza sulla propria pelle, qualcosa può cambiare e generare finalmente una svolta. Un film senz’altro originale nel denunciare il male generato da uno stupro, ma cupo e violento, in cui si staglia possente la figura della madre che pretende giustizia, interpretata in modo magistrale da Frances McDormand. Giovanna D’Arbitrio
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