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SABAUDIA- LE VINCITRICI DEL PREMIO PAVONCELLA 2019
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2019
Dai comunicati di Romano Tripodi, Capo Ufficio Stampa del Premio Pavoncella , apprendiamo che l’ottava edizione del Premio avrà luogo il 15 giugno 2019 a Sabaudia. Dedicato alla creatività femminile fin dal 2011 per iniziativa di Francesca d’Oriano, anche quest’anno il Pavoncella ha valorizzato donne che si sono distinte per i risultati di grande rilievo conseguiti con impegno e sacrificio in campo artistico, scientifico, imprenditoriale e sociale. Unica novità dell’ VIII Edizione, il riconoscimento di Donna dell’Anno assegnato ex aequo a due persone: Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma per “il costante e proficuo impegno nell’ambito sanitario e sociale”; Patrizia Minardi, dirigente dell’Ufficio sistemi culturali e per la Cooperazione internazionale della Regione Basilicata, “per aver fatto di Matera un modello europeo di sviluppo turistico ed urbano”. Donna dello Stato e per lo Stato è invece Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Grande risalto è stato dato alla ricerca scientifica, sotto la guida del prof. Michele Guarino, presidente del Comitato Scientifico. Due le vincitrici in tale campo: Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei Tumori dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, impegnata nelle ricerche terapeutiche sulla leucemia linfoblastica acuta che colpisce molti bambini; Sara Ronzi, ricercatrice presso il Department of Public Health&Policy dell’Università di Liverpool, studiosa delle diseguaglianze di salute e aria “indoor”, cioè l’aria malsana che si respira in casa in zone degradate e paesi sottosviluppati , causa di milioni di morti all’anno. Per la Tecnologia e l’Innovazione nel campo agroalimentare il Premio va a Fiammetta Nizzi Grifi, autentica “ambasciatrice nel mondo” dell’olio extravergine d’oliva italiano, mentre in campo sociale emerge Diletta Cipriani, che ha aperto a Latina un centro diurno per aiutare i malati di Alzheimer. Per la capacità di coniugare impresa e cultura viene premiata Miriam Loiacono, imprenditrice barese del settore auto, che da anni promuove, nella sua azienda, incontri e dibattiti culturali, momenti di musica e di lettura, facendone un vero polo di aggregazione sociale e culturale. E infine per la sezione letteraria. Il Premio Pavoncella per il romanzo è assegnato a Carla Maria Russo per “L’acquaiola” (Ed. Piemme) un libro che si distingue per stile e contenuti. Vengono assegnate, inoltre, borse di studio a Martina Guarino e Claudia Roma, allieve dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Roma, nel ricordo di Lea Mattarella, indimenticabile componente la Giuria del Pavoncella, critico d’arte nonché docente delle due Accademie. Il Premio Pavoncella gode del Patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Senato della Repubblica, del Ministero dell’Istruzione , della Ricerca e dell’Università (Miur), dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale; della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Sabaudia e del Parco Nazionale del Circeo e della Pro Loco Sabaudia. Il Premio è stato sostenuto da diversi sponsor, come Scovaventi, Acea, Chopard, Sangalli Giancarlo & C., Grimaldi Lines, BorgiGroup, Unindustria Latina, Unaprol, Stim, Casale del Giglio, la Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino, Gay-Odin, Amopuglia. Un Evento di prestigio che ha impegnato anche quest’anno tutti i collaboratori di Francesca d’Oriano(tra i quali ricordiamo Simona Baccaro, la segretaria) e la Giuria presieduta da Carolina Rosi. Giovanna D’Arbitrio
NOEMI, NAPOLI E IL RESTO DEL MONDO
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2019
Migliorano le condizioni della piccola Noemi, colpita da un proiettile il 3 maggio durante un agguato camorristico a Piazza Nazionale, e i napoletani che hanno pregato per sua guarigione, mostrano non solo sentita partecipazione ovunque se ne parli, ma anche grande preoccupazione per una dilagante criminalità nei “quartieri a rischio”. Senz’altro lodevole la reazione emotiva dei napoletani e degli italiani che hanno seguito, e ancora seguono, minuto per minuto i bollettini medici sulle condizioni di salute di Noemi, giuste anche le preghiere nelle chiese e nelle case, comprensibile l’interessamento dei mass media che hanno dato ampio risalto al drammatico avvenimento. Urgono tuttavia significative riflessioni sui nostri comportamenti, nonché su quelli dei media che accendono o spengono i riflettori dove sembra loro più opportuno dirigere (o dirottare) l’attenzione delle masse. Ancor oggi tutte le Tv e i giornali continuano a parlano per ore di Noemi e della criminalità organizzata a Napoli, mentre quotidianamente si tace sulle condizioni di degrado di tante zone periferiche di tutta l’Italia e del mondo… per non parlare del terzo mondo! Su tale tema ho già scritto un articolo: http://www.scenaillustrata.com/public/spip.php?article4428 E ci chiediamo allora perché la morte di un solo bambino susciti tanta emozione, mentre quella di centinaia di minori migranti annegati in mare rientrino quasi in una “normalità”, alla quale ci abituiamo a tal punto da ascoltare notizie dei Tg mentre pranziamo a casa tranquillamente. E ancora, perché non si parli tutti i giorni di bambini vittime di guerre, terrorismo, fame, di traffico di organi, di pedofilia, di lavoro minorile in totale assenza di diritto allo studio. E poi ci domandiamo che fine abbia fatto nei mass media il resto del Meridione sotto ndrangheta e mafia? E come mai solo di tanto in tanto vengono a galla connivenze tra politica, industria e una criminalità che ormai agisce a livello nazionale e internazionale. Ci viene allora in mente il film di Pif “La mafia uccide solo d’estate”, una spiegazione fornita da un padre per tranquillizzare il figlio, mentre sottolinea in aggiunta che è la camorra di Napoli il vero pericolo. In effetti se riflettiamo la strategia è sempre la stessa: si cerca di allontanare da noi un fenomeno che potrebbe colpirci, spostandolo altrove. Più è lontano, meno ci riguarda. Noemi invece è vicina: potrebbe succedere anche ai nostri figli! Eppure non si può restare indifferenti leggendo il rapporto 2019 dell’UNICEF, "Humanitarian Action for Children": https://www.unicef.it/doc/8833/rapporto-emergenze-2019.htm -In esso si parla di ben 34 milioni i bambini che vivono in situazioni di guerra o disastri naturali e che hanno urgente necessità di misure di protezione. Fra loro, 6,6 milioni vivono nello Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni nella Repubblica Democratica del Congo. Drammatica la situazione anche in altri paesi: Libia: 241.000 bambini sono bisognosi di assistenza umanitaria; Venezuela: vari paesi dell’America Latina e dei Caraibi stanno ospitando 2,4 milioni di rifugiati e migranti venezuelani; Afghanistan: si stima che nel 2019 3,8 milioni di bambini avranno bisogno di assistenza umanitaria e protezione; Sud Sudan: 2,2 milioni di bambini non frequentano la scuola; emergenza Rohingya: da agosto 2017, più di 730.000 profughi di etnia Rohingya, di cui 400.000 bambini, sono fuggiti dalle violenze nel Myanmar, rifugiandosi nel distretto di Cox’s Bazar nel vicino Bangladesh; Bacino del Lago Ciad (Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Niger e Nigeria): quasi 21 milioni di persone sono coinvolte nei conflitti in corso; Repubblica Centrafricana: nel 2019, 1,5 milioni di bambini – due terzi della popolazione infantile del paese – avranno bisogno di assistenza umanitaria; Etiopia: 1,5 milioni di bambini sono sfollati; Ucraina Orientale: quasi mezzo milione di bambini sono vittime del conflitto e hanno bisogno di protezione e assistenza umanitaria. E allora, concludendo, senz’altro più semplice oggi in Italia parlare solo di Napoli, concentrando qui tutti i mali e allontanando così dalle altre parti d’Italia pericoli, incluse le responsabilità! E senza dubbio funziona anche la strategia di tacere sul degrado di tutte le periferie del mondo civile: ci sentiamo più tranquilli, pensando che tali fenomeni si verificano solo in certi luoghi oppure in nazioni sottosviluppate per fortuna lontane da noi. In fondo è più facile alzare muri contro i migranti e rimanere indifferenti, senza pensare mai alle “cause” che generano orrori, senza ritenere nemmeno possibile cambiare politiche internazionali e nazionali basate su denaro e potere. In “1984”, il Grande Fratello di G. Orwell afferma che “L’ignoranza è forza”: funziona sempre per la gestione di un Potere senza etica. In alternativa ci sforziamo di ricordare invece che Istruzione, formazione, lavoro, solidarietà e pace sono le uniche armi valide per combattere il degrado e aiutare tutti i bambini del mondo. Giovanna D’Arbitrio
INCONTRO CON MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 1 maggio 2019
Lodevole iniziativa quella della Libreria Raffaello -Book & Coffe (via Kerbaker, Napoli) che con il suo “Club dei Lettori” ha aperto le porte a letture di libri e dibattiti, allietati anche da qualche piacevole sosta nell’accogliente bar: un anno di incontri mensili (da settembre a maggio) con tanti scrittori italiani contemporanei, presentati dalla scrittrice Vincenza Alfano, durante i quali soci del club hanno l’opportunità di dialogare con ciascun autore in modo aperto e spontaneo. Senz’altro interessante si è rivelato l’incontro di martedì 30 aprile (ore 18.00) con Maurizio De Giovanni, noto giallista napoletano, che ha aperto il dibattito con un significativo discorso sulle librerie che corrono il rischio di chiudere a causa di crescenti acquisti on line. In effetti nel quartiere Vomero molte di esse sono state tristemente rimpiazzate da banche, minimarket e quant’altro. Prima di aprire la discussione sull’ultimo libro di De Giovanni, “Le Parole di Sara” (Ed. Rizzoli), l’attore Alessandro Incerto ne ha letto qualche pagina, davvero intensa e toccante, che ha dato poi il via alle domande (tante in verità!) alle quali l’autore ha fornito dettagliate risposte con gentilezza, unita talvolta a bonaria ironia, risposte arricchite da episodi ed esperienze personali, nonché da note culturali su Napoli e la sua storia antica, in particolare su miti, leggende e misteri della Napoli Sotterranea di cui ha scritto nella serie i Guardiani. Ha asserito che un autore come lui scrive per istinto, non per ragionamento. Anche se oggi il noir è un genere di successo che attira lettori, vendite e guadagni, in realtà egli scrive gialli poiché il “crimine rappresenta l’esplosione massima delle passioni” e in effetti a lui interessa proprio il tema della “passione”: non potrebbe mai scrivere per calcolo o imposizione di case editrici, se non sentisse nascere le storie dentro di sé e provare il piacere di scriverle. Se ciò non avvenisse, anche i lettori perderebbero il gusto di leggere i suoi libri. Dialogando sui personaggi e sulle serie che crescono intorno a loro, attraverso le domande del pubblico sono emerse essenziali riflessioni, in particolare sull’ultimo personaggio, quello di Sara, la donna invisibile che odia ciò che è falso fino al punto da rifiutare trucco, tacchi alti e tinture per capelli. Ho letto il libro che come al solito si distingue per lo stile inconfondibile di De Giovanni, un mix di suspense e di intense emozioni, forte caratterizzazione dei personaggi, prosa che assume a tratti delle impennate liriche e s’innalza al di sopra del frastuono quotidiano, benché non manchi il contatto con problemi reali che vanno oltre il genere noir, come corruzione, le difficoltà degli umili, i pericoli delle nuove tecnologie, l’utilizzo di dati personali e così via. Infine ho sentito il bisogno di alzarmi in piedi e di partecipare al dibattitto, dicendo all’autore: “Accade un fatto strano: la sottoscritta non ama i gialli, né le serie, ma legge con piacere i suoi libri, poiché sono thriller insoliti in cui il crimine sembra quasi un pretesto per trattare altre tematiche attraverso personaggi ben delineati che si muovono sullo sfondo della nostra amata città”. Ha sorriso a questo mio intervento e sui personaggi da me definiti “ben delineati”, ironicamente mi ha fatto notare che ormai aveva accumulato una certa esperienza per poterli descrivere. Non ho ritenuto opportuno ribattere, ma dentro di me ho pensato: “E no, caro Maurizio, l’esperienza non basta per creare personaggi così amati dai lettori, occorre saper osservare la gente, bisogna avere sensibilità e umanità e ancora non basta… se non c’è creatività, fantasia e la capacità di scrivere sentendo la magia delle parole”. Giovanna D’Arbitrio
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