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"DAL MOBBING ALLA SVOLTA", UN LIBRO DI SARA ABDEL MASIH
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2021
In un momento drammatico, segnato dalla pandemia che proprio sulle donne picchia forte con numerosi licenziamenti e perdita di posti di lavoro, il libro di Sara Abdel Masih, ci sembra un valido supporto a non demordere e a lottare in modo concreto seguendo il suo coraggioso esempio, nonché strategie da lei suggerite, nell’attesa di una veloce ripresa di tutte le attività lavorative con la sconfitta del Covid19. In effetti Il libro di Sara Abdel Masih, “Dal Mobbing alla svolta”- Come trasformare momenti difficili in trampolini di lancio, (Ed. Mind) evidenzia precisi obiettivi già nella Prefazione, a cura di Roberto Ceré, direttore della collana “Se vuoi puoi”(nonché executive Coach e Top Manager di aziende leader) che si occupa di programmi formativi e scrive libri, tra i quali emerge per l’appunto “Se vuoi puoi” (Ed Metamorfosi 2011). Nella suddetta prefazione Ceré si definisce un “allenatore mentale”, divenuto tale dopo aver acquisito la consapevolezza che la nostra vita è influenzata da tre elementi fondamentali, cioè “come pensiamo, come parliamo, come agiamo”, e pertanto è necessario servirsi di opportune strategie per prendere in mano il controllo della nostra vita personale e professionale. Nell’Introduzione, intitolata Una premessa con il botto: la corsa campestre, Sara Abdul Masih ricorda una competizione alla quale aveva partecipato da bambina: pur partendo in svantaggio per una caduta iniziale, era riuscita via via a riguadagnare terreno e a vincere seguendo gli incitamenti della sua “voce interiore”. Seguono 4 capitoli : 1) Lamia storia;2)La meschinità di Mr. Mobbing; 3)La svolta;$) Il protocollo di soluzione. ciascuno introdotto da significative citazioni. Infine la Conclusione sollecita riflessioni sulla leadership femminile, mentre in Appendice vengono fornite preziose testimonianze. Nel risvolto anteriore di copertina si legge quanto segue: Nella vita non tutte le cose che facciamo vanno sempre come ci aspettiamo, neanche quando siamo benestanti e soddisfatti della nostra realtà quotidiana. Avere una bella famiglia, una splendida carriera e sentirsi bene nella propria pelle non significa essere automaticamente immuni dalle difficoltà, dai problemi, dai pregiudizi e dalle brutte esperienze. La storia che leggerai in questo libro parla di un fenomeno silente ma più diffuso di quanto non sembri: il mobbing. In particolare quella forma di mobbing che si accanisce spesso e volentieri sulle donne nel mondo del lavoro. Il volume offre un protocollo da seguire e soluzioni pratiche, concrete ed efficaci per tutti coloro che hanno a che fare con questo problema, non soltanto per chi ne è vittima. È importante sapere cos'è il mobbing, imparare a riconoscerlo e a farvi fronte nella maniera corretta, in modo da trasformarlo in una sfida dalla quale uscire vincitori a testa alta” ”Credevo di essere all’apice della mia carriera, avevo tutto: un marito che amavo, tre splendidi figli e un buon lavoro- Sara afferma- Ancora non capivo, o forse non volevo capire che ero caduta nella spirale del mobbing. Giorno dopo giorno, ero sottoposta a continue vessazioni sul lavoro, umiliazioni fini a se stesse, ma che feriscono nel profondo e che finirono col farmi sentire annientata, incapace, totalmente inerme e terrorizzata dal fatto che una mia reazione avrebbe potuto farmi perdere tutto ciò che avevo conquistato e costruito in tanti anni di lavoro. Il mobbing sul lavoro è un fenomeno subdolo, tanto difficile da riconoscere quanto da sconfiggere. Riprendere in mano la mia vita e la mia identità non è stato semplice, per questo ho deciso di diventarne una vera e propria esperta e di raccontare quanto provato sulla mia pelle nel libro “Dal Mobbing alla Svolta”. Un libro che vuol essere un punto di partenza per ispirare e motivare chi è vittima di mobbing con un protocollo che permetta di riconoscere ed elaborare questa forma di bullismo per ottenere la propria svolta”. Senz’altro un libro coinvolgente quello di Sara Abdel Masih, un libro che si legge tutto d’un fiato, scritto in uno stile semplice e spontaneo, quasi colloquiale, ma allo stesso tempo colto ed elevato in cui emerge non solo il carattere volitivo dell’autrice, ma anche la sua sensibilità radicata in valori irrinunciabili e sincera spiritualità, l’umiltà infine nel riconoscere determinante per la sua vittoria il sostegno di familiari e amici nella sua dura lotta. Sara ha ottenuto diversi riconoscimenti tra i quali ricordiamo :Premio Milanese dell'anno (2018), Where Milan Award (2018). Nel 2020 le è stato assegnato il Premio Pavoncella, come Donna Manager dell'Anno con la seguente motivazione: “Direttrice dell’Hotel dei Cavalieri e dell’Hotel The Square, due fra le più prestigiose realtà alberghiere di Milano; presidente dell’A.D.A., L’Associazione dei Direttori d’Albergo lombardi, Sara Abdel Masih, madre greca e padre egiziano, vanta, fra i tanti riconoscimenti professionali quello, di Milanese dell’Anno. Alla guida di strutture ricettive rigorosamente a cinque stelle, appartenenti a catene mondiali come “Four Seasons Hotelsl &Resorts” e “Bulgari Hotels & Resorts”, ha saputo conciliare lavoro e professionalità con l’ essere madre a tempo pieno. Da Simone, con cui è sposata, ha avuto tre bambini, tra cui due gemelli. Ma l’impegno in famiglia non le ha impedito di cimentarsi in una nuova sfida con l’apertura di una struttura di categoria inferiore, rispetto a quelle sino a quel momento dirette, con un obiettivo ambizioso : conquistare le “5 stelle”. Il tutto raggiungibile grazie a quel gioco di squadra che l’ha vista cimentarsi, con successo, anche nel beach volley, giocato a livello agonistico , nei circuiti nazionali ed internazionali. L’epidemia da corona virus che l’ha sorpresa proprio nel momento cruciale della sua seconda vita professionale, ha messo in luce l’innata umanità e generosità. In una delle strutture da lei dirette, Sara Abdel Masih, ha accolto pazienti covid in quarantena, operatori sanitari e medici bisognosi di una “dimora momentanea” per scongiurare l’eventuale trasmissione in famiglia del corona virus. Ai tanti traguardi professionali ne ha aggiunto, proprio in piena pandemia, un altro prestigioso: l’inaugurazione ed apertura al pubblico del “The Roof Milano”- Una Donna che non ha ammainato bandiera, nella certezza che Milano e l’Italia tutta avrebbero superato anche questa drammatica prova. Ed a Sara Abdel Masih va dunque con pieno merito, per scelta unanime della Giuria, il Premio “Pavoncella” come Donna Manager 2020”. Giovanna D’Arbitrio
FRANCESCA d'ORIANO, Cavaliere della Repubblica per la Cultura
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2021
Come campani siamo lieti per l’alta onorificenza di Cavaliere della Repubblica per la Cultura assegnata dal Presidente Sergio Mattarella alla dott. Francesca d’Oriano, nostra conterranea nata a Pozzuoli ed ora residente a Sabaudia, presidente dell’Associazione culturale no-profit “ArteOltre”, e in particolare ideatrice del Premio Pavoncella, dedicato alla creatività femminile. Come si legge dal comunicato (qui in parte riportato) di Romano Tripodi, Capo Ufficio Stampa del Pavoncella “ Il dott. Maurizio Falco, Prefetto di Latina, ha consegnato, nel corso di una cerimonia sobria ma non per questo meno significativa, l’alta onorificenza a Francesca d’Oriano, che le è stata conferita dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, per le sue benemerenze culturali e sociali. Un impegno costante per fare e promuovere Cultura nella Provincia pontina ed in Italia, quale presidente dell’Associazione culturale no-profit ArteOltre, con la quale ha organizzato dal lontano Duemila mostre d’arte, spettacoli dal vivo, serate letterarie, coinvolgendo sempre e comunque le scuole. Una missione resa ancor più significativa con la creazione del Premio internazionale“ Pavoncella alla creatività femminile” che il 4 settembre 2021 celebrerà la decima edizione a Sabaudia, dove è nato. Traguardi raggiunti grazie alla passione ed alla indomita perseveranza. E proprio al valore che ha la Cultura come collante della società, soprattutto nella nostra Provincia, ha fatto riferimento il Prefetto di Latina, Maurizio Falco, che ha consegnato a Francesca d’Oriano l’ambita onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitale, per le sue “benemerenze”, dal Presidente Mattarella su proposta del Presidente del Consiglio. Una cerimonia sobria, ma non per questo, meno significativa, che la pandemia tuttora imperante, ha privato della presenza dei media. Quei media, che in questi anni hanno saputo cogliere l’importanza del messaggio culturale che, Francesca d’Oriano, ha trasmesso a livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale. A partire dalle sue mostre che si sono sempre distinte per l’importanza e lo spessore artistico; basti ricordare eventi come “I Templari in terra pontina”; “Viaggio da Roma alle Paludi con Goethe per Volkman”, con il contributo importante di Renato Mammuccari; “Futurismo, realtà in movimento” ospitata a Palazzo Emme con le opere di Balla, Depero, Boccioni, Severini, Carrà. Capolavori generosamente prestati per l’evento da Raffaele Zanè, presidente del Gruppo Securitas-Metronotte. Eventi che sono stati sempre contrassegnati da una funzione didattica, coinvolgendo scuole, docenti ed alunni. Molto lo spazio dato alla Musica ed ai suoi interpreti; non meno vivo lo spazio concesso alla letteratura. Poi, a partire dal 2011, un nuovo salto di qualità, in cui l’elemento della socialità ha trovato ulteriore impulso con la nascita del Premio “Pavoncella alla creatività femminile” che ha reso protagonista ed esaltato giustamente il ruolo della Donna, sottolineandone le qualità professionali ed i traguardi raggiunti, non senza fatica, nei diversi campi in cui ha avuto modo di esprimersi ed affermarsi, in un mondo spesso monopolizzato dagli uomini. Merito di Francesca d’Oriano e della Giuria, tutta al femminile, che l’ha affiancata sin dalla prima edizione, aver portato alla ribalta “eccellenze in rosa” lontane dalle luci della ribalta mediatica e dai salotti televisivi. A Sabaudia, che resta la sede naturale del Premio, si sono avvicendate, in qualità di vincitrici, Donne che sono onore e vanto del nostro Paese. Citiamo, tra le tante, la Senatrice a vita, Liliana Segre, la Magnifica Rettrice della Oxford University, Louise Richardson, la Presidente dell’Ospedale “Bambino Gesù”, Mariella Enoc, il Procuratore Generale della Corte di Appello di Bari,Anna Maria Tosto, l’attuale Prefetto di Lecce e già di Latina, Maria Rosa Trio, Carolina Rosi De Filippo, unica donna impresario teatrale ed anima della Fondazione intitolata al grande Eduardo, il Giudice della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, per l’impegno nel sociale, Lucia Vedani presidente di CasAmica. Grande attenzione è stata rivolta anche all’Arte e alla Medicina, consegnando nel tempo, borse di studio a giovani artiste e ricercatrici scientifiche. “Sono grata al Presidente Mattarella per l’onore che mi ha voluto concedere. Una nomina che mi ripaga di tutti quei momenti difficili che in questi lunghi anni non sono certamente mancati, ma che ho cercato di superare, convinta che fare e promuovere Cultura, in un Paese ed in una Provincia come la nostra, sia il modo migliore per dare un significato alla propria ed altrui esistenza”, commenta, visibilmente emozionata, Francesca d’Oriano, il cui grazie va a tutte le amiche della Giuria, alle Istituzioni ed a quei Privati che le sono state costantemente a fianco”. Concludendo, Covid19 permettendo quest’anno il Premio Pavoncella arriverà alla X Edizione che avrà luogo di nuovo a settembre, a Sabaudia, e comunque sempre nel rispetto delle norme per contenere la pandemia. Ci auguriamo, quindi, con tutto il cuore che tale evento culturale possa proseguire il suo luminoso percorso, grazie all’impegno di Francesca d’Oriano e dei suoi collaboratori, un Premio particolarmente significativo in questo momento in cui “le pari opportunità” hanno subito un duro colpo per effetto del letale virus. Giovanna D’Arbitrio
PANDEMIA: IL BIVIO TRA EGOISMO E SOLIDARIETA'
post pubblicato in diario, il 2 marzo 2021
Mentre ancora migliaia di persone muoiono in Italia e nel mondo per Covid19, ci sentiamo sgomenti di fronte a irresponsabili crisi di governo, egoistici interessi politici, scomparsa di vaccini promessi per contratto ora all’improvviso ridotti senza un valido motivo. Non sarebbe più giusto eliminare i brevetti, dando la possibilità di accesso ai vaccini in tutto il mondo? Perfino questo nuovo governo basato su “larghe intese”, in fondo ci delude per scelte che sembrano far pendere la bilancia più verso partiti conservatori che progressisti, più verso il Nord che il Sud. Ci aspettavamo davvero “il governo dei migliori” per competenze, onestà e alti ideali, ma ora speriamo solo che almeno con l’aiuto di un personaggio autorevole come Draghi si riesca a contenere la pandemia e gestire al meglio il Recovery Fund. Ci auguriamo inoltre che tutti i partiti progressisti e democratici si uniscano finalmente, abbandonando dannose conflittualità. Anni fa scrissi un articolo nel quale ponevo in risalto che l’Umanità era giunta ad un “Epocale Bivio” in cui sarebbe stato necessario scegliere tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, vita o morte. Purtroppo l’articolo è tuttora attuale, in tempi divenuti oggi ancora più difficili per il dilagare della pandemia. Eccone uno stralcio: “Ogni giorno i Tg ci mostrano orrende immagini di violenza e morte: tra guerre, attentati terroristici, torture e quant’altro ci sembra di essere ritornati ai secoli bui del Medio Evo, in un progressivo oscuro sprofondamento nell’ abisso dell’inciviltà. Siamo sgomenti e ci chiediamo attoniti quali siano le cause che producono tali effetti. Noi comuni mortali, lontani dai complicati interessi internazionali ci poniamo inquietanti interrogativi. Perché le guerre scoppiano in prevalenza in paesi pieni di risorse di ogni genere? Come mai non si crea vivibilità nei paesi del Terzo mondo, costringendo miglia di migranti a lasciare le loro terre? Perché non si punta mai su ISTRUZIONE, FORMAZIONE, LAVORO invece di usare violenza, morte e distruzione? Come mai perfino l’Europa rinuncia a essere un faro di civiltà e cultura, crollando sotto i colpi dello Spread e i debiti dei paesi poveri? Non basteranno certo privilegi ed avanzate tecnologie a salvare l’Umanità in futuro, se non saremo in grado di ritornare agli eterni valori etici e spirituali. Eventi straordinari di ogni genere ci inducono a riflettere sui grandi cambiamenti epocali di un periodo storico che si concluderà prima o poi, in un modo o nell’altro. Essendo arrivati dunque ad un “Inevitabile Bivio”, ci rendiamo conto che è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, violenza o rispetto per diritti umani e civili, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà, materialismo o ritorno ad essenziali valori etici e spirituali. Il pericolo maggiore che oggi corriamo, però, è quello di cedere sotto i colpi di una distruttiva cultura che, martellandoci continuamente con la sua negatività, ci fa sprofondare lentamente nella rassegnazione, nella mancanza di reattività, o peggio nell’abitudine ed infine nell’ indifferenza a tutto ciò che accade intorno a noi, convinti di essere impotenti ed inermi Eppure nei nostri democratici e civili paesi occidentali, siamo ancora noi a scegliere con un voto chi ci dovrà governare, chi dovrà poi mettere in atto strategie politico - economiche che ormai non sono solo nazionali, ma globalizzate. Siamo dunque tutti responsabili di ciò che accade in questo momento, tutti stiamo scegliendo soprattutto tra egoismo e solidarietà. Se ci fermiamo a considerare i meccanismi di causa-effetto, probabilmente la lettura del rapporto di Amnesty International 2013 ci può far riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali. Salil Shetty nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti umani non conoscono confini”, cita le seguenti parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963). Ricordando Malala e la sua coraggiosa lotta per il diritto all’ istruzione, egli ha messo in evidenza l’importanza dei social network come strumento di informazione libera, immediata ed estesa al mondo. Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza senza confini dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per l’affermazione dei diritti umani, poiché il principio di solidarietà e la difesa dei diritti umani non hanno confini. Pertanto Salil ha affermato. “ Un elemento chiave della protezione dei diritti umani è il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza. Un altro elemento fondamentale è dato dai forti limiti imposti alla possibilità dello stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza” (http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione) Giovanna D’Arbitro
FILM "L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE
post pubblicato in diario, il 2 marzo 2021
L'incredibile storia dell'Isola delle Rose, diretto dal regista Sydney Sibilia (anche sceneggiatore insieme a Francesca Manieri), narra la storia vera della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose (Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj), una piattaforma artificiale di 400 m² nel mare Adriatico a 11,612 km al largo della costa tra Rimini e Pesaro al di fuori delle acque territoriali italiane, piattaforma creata dall'ingegnere Giorgio Rosa, come un micro-stato indipendente, con un governo, una propria moneta e l’esperanto come lingua. Mai riconosciuta come nazione indipendente, fu sottoposta a blocco navale e poi demolita nel febbraio 1969. Nel film il racconto inizia a Strasburgo nel Palazzo del Consiglio d’Europa nel 1968 dove Giorgio Rosa (Elio Germano) per giorni aspetta di essere ricevuto per poter esporre i problemi dell’isola: finalmente il Presidente Jean Baptiste Toma'(François Cluzet) nota la sua presenza e si mostra disponibile a considerare le sue richieste. Con un flashback la scena poi si sposta a Bologna dove Giorgio festeggia la sua laurea in ingegneria con gli amici e la sua ex ragazza Gabriella (Matilda De Angelis), insegnante di diritto internazionale, che lo accusa di essere un visionario, incapace di affrontare il mondo reale. Giorgio le risponde: "Allora creerò un mondo mio!". Riesce quindi a costruire la suddetta piattaforma con l'aiuto dell’amico Maurizio Orlandini (Leonardo Lidi) e accoglie i primi cittadini: il naufrago Pietro Bernardini (Alberto Astorri), l'apolide W.R. Neumann (Tom Wlaschiha), e la giovane barista Franca (Violetta Zironi). L'isola diventa una meta per molti giovani, ma il successo dell’iniziativa induce Giorgio e i suoi amici a portare il caso all’ONU nella speranza che l’isola venga riconosciuta come stato indipendente. Ciò fa preoccupare il governo italiano guidato da Giovanni Leone (Luca Zingaretti) che incarica il suo ministro dell'interno Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) di risolvere la questione. Dopo aver tentato di far desistere Giorgio dai suoi propositi promettendogli concessioni balnearie, il ministro, non ottenendo risultati, poi passa alle minacce: Giorgio non demorde e decide di portare il suo caso a Strasburgo, dietro consiglio di Gabriella tornata da lui per sostenerlo. Il Presidente Toma' cerca di aiutare Giorgio, portando il caso di fronte al Consiglio Europeo, ma Restivo convince Leone a firmare una vera e propria dichiarazione di guerra contro l'Isola delle Rose, inviando il cacciatorpediniere Andrea Doria a bombardare la piattaforma. Informato del fatto, Giorgio rientra in tutta fretta sull'Isola dove lo raggiungono anche i suoi amici. Vana la loro coraggiosa resistenza: portati via con la forza, vedranno la loro isola saltare in aria , completamente distrutta dalle mine. Senz’altro un film gradevole, non privo di humour, con un buon cast, fotografia di Valerio Azzali, musiche di Michele Braga, scenografia di Tonino Zera. Pensiamo, tuttavia, che il regista non sia riuscito in pieno a ricostruire il sogno dei giovani del ’68, dandogli profondità storica e politica. Giovanna D’Arbitrio
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