.
Annunci online

FILM "IL SILENZIO GRANDE"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2021
Dopo aver diretto con successo l’omonimo testo di Maurizio De Giovanni a teatro, Alessandro Gassmann ne propone ora la versione cinematografica in cui il tema rimane sempre quello dei rapporti familiari e del tempo che passa in una villa dove le vite dei personaggi scorrono e mutano negli anni. Il film è ambientato negli anni ‘60 a Napoli dove una splendida villa, ora quasi in rovina, viene messa in vendita da Rose (Margherita Buy), moglie del noto scrittore Valerio Primic (Massimiliano Gallo), molto legato alla casa insieme a Bettina, amorevole domestica della famiglia: una decisione dolorosa, ma volentieri accettata dai figli, Massimiliano(Emanuele Linfatti) e Adele (Antonia Fotaras),due giovani squinternati sempre vissuti nell’agiatezza, senza mai affrontare la realtà. E così ricordi, sentimenti, rimpianti emergono dai dialoghi, ma purtroppo ormai da troppo tempo Valerio si è chiuso nel suo mondo fatto di libri, sistemati nel suo studio rispettando il criterio di omogeneità emotiva, e il silenzio grande che secondo la saggia Bettina (Marina Confalone) si accumula nel tempo con la somma di tanti piccoli silenzi, quando le persone di una famiglia non comunicano tra loro. E Valerio scoprirà di non aver mai davvero conosciuto i suoi cari, fino a concludere con amarezza che vivere non significa esser davvero vivi, come evidenzia il finale a sorpresa. Molto particolare il personaggio di Bettina, interpretato in modo magistrale da Marina Confalone, una sorta di grillo parlante, di raisonneur delle pièce francesi, una donna pragmatica e saggia che arriva alla verità pur non avendo la cultura di Valerio. L’altro tema importante del film è la contrapposizione tra realtà e fantasia, come evidenziano alcuni “siparietti”, come quello in cui Valerio immagina la sua cameriera nelle vesti di diva del cinema, oppure quello in cui Gassmann si riserva un autoironico cameo. “Con lo scrittore di best-seller Maurizio De Giovanni, ho una collaborazione ormai lunga. Ho sempre pensato che l'opera teatrale di De Giovanni rivelasse forti radici e potenzialità cinematografiche-ha affermato Gassmann- L'abbiamo prima sperimentata a teatro, dove ci ha regalato emozioni indimenticabili e, ora, finalmente, diventa il mio terzo lungometraggio da regista. In questo film parliamo di famiglia, di cambiamenti inevitabili, del tempo che passa, e lo facciamo alla metà degli anni Sessanta a Napoli, a Posillipo, con una famiglia che dovrà affrontare una vita diversa da quella agiata vissuta fino a quel momento. Il silenzio grande è un film di luci e ombre, di silenzi e di esplosioni di esplosioni di parole, di risate, visioni, angosce, dove tutti parlano e nessuno veramente ascolta”. Un bel film che forse risente un po’ della versione teatrale dalla quale è scaturito, ma senz’altro particolare per regia, ottimo cast, intensi dialoghi (sceneggiatura di Maurizio De Giovanni, Alessandro Gassmann, Andrea Ozza), fotografia (Mike Stern Sterzynski ), musiche (Pivio e Aldo De Scalzi). Giovanna D’Arbitrio
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NAPOLI DOVE VAI?"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2021
A Napoli, al Graziani Bistrot in Piazza Dante, il 24 settembre, alle ore 17,30, ha avuto luogo la presentazione del nuovo libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo, Napoli dove vai? (Edizioni Quaderni Radicali). Hanno partecipato all’incontro Alfonso Ruffo (direttore editoriale di Economy)coordinatore del dibattito, Paolo Macry (docente di Storia Contemporanea all'Università Federico II di Napoli), Guido Trombetti (già rettore dell'Università Federico II), Giuseppe Rippa (autore del libro). A quanto pare rispondere alla domanda che pone il libro si rivela alquanto difficile, come In effetti emerge dai vari interventi dei suddetti partecipanti. Fin dalla breve introduzione di Alfonzo Russo è apparso chiaro che non ci si spiega come mai le grandi risorse paesaggistiche, storiche, artistiche di Napoli siano state “sprecate”, lasciando invece accumulare nel tempo problemi irrisolti. E secondo Paolo Macry è importante anche domandarsi da ”dove venga Napoli”, commentando l’excursus storico politico di Giuseppe Rippa dagli anni ’50 ad oggi, con critiche alle varie amministrazioni fino a quella attuale, colpevoli (chi più, chi meno) di una lunga serie di incurie. Insomma Napoli deve andare oltre: è l’Anno Zero, per cui o si ricomincia o si sprofonda. Quanto alla conclusione del libro che vede Napoli proiettata verso il Mediterraneo e l’Africa del Nord, si è dimostrato poco convinto per le guerre in corso e i forti interessi internazionali, nonché l’irrisolto problema dei migranti che finora l’UE non ha saputo gestire. Secondo Guido Trombetti il compito dell’Università è quello di sviluppare nei giovani lo spirito critico, poiché l’incapacità di riflettere e di interrogarsi genera mancanza di autonomia nei cittadini, costretti nei limiti di un pensiero unico. Bisogna, inoltre, rimuovere il pessimismo imperante focalizzato solo sugli aspetti negativi di Napoli, senza allargare lo sguardo ad altre grandi città (Roma e Marsiglia ad esempio),che hanno gravi problemi per una comune crisi epocale. Non bisogna comunque dimenticare i meriti di una Napoli “letteraria” di ieri e di oggi, ricca di grandi scrittori e artisti. Secondo lui amministrare è difficile per le grandi responsabilità che comporta, nonché per l’enorme massa di norme in cui destreggiarsi. Alfonso Ruffo, infine, dopo aver sottolineato i mille contrasti di Napoli insieme alla sua grande energia, ha dato la parola a Giuseppe Rippa che si è a lungo soffermato sull’excursus storico-politico illustrato nel libro, con dure critiche verso le varie amministrazioni passate e presenti. Innegabile secondo lui il progressivo disfacimento dei partiti politici italiani, sempre più ancorati a ricerca di consenso e potere. Ha ricordato con affetto Giancarlo Siani, vittima di vari interessi e intrighi. Ha concluso affermando che manca la capacità di avere “una visione” una meta futura su cui convergere, un’unità di indirizzi, non solo a livello locale e nazionale, ma anche mondiale. Napoli è una città capricciosa - recita la quarta di copertina del libro -, soggetta agli umori ed anche agli opportunismi, capace di esaltarsi e di abbattersi. Tuttavia, esprime una civiltà autentica. Non soltanto per i suoi trascorsi storici, ma proprio perché ,nonostante la realtà ammorbata odierna, è una città che reca in sé la disposizione a un processo permanente di continua evoluzione. È come se al suo interno ci fosse un’energia ibernata che, pur soggiacente e inerte, mantiene comunque il suo connotato di poter manifestarsi potentemente. Un luogo comune ottocentesco descriveva Napoli come un “paradiso abitato da diavoli”, ma il processo formativo della sua civiltà consuma molteplici aspetti: geografici, economici, etnici. È una miscela che, per paradossale possa sembrare, risulta molto più aderente al tempo che viviamo rispetto agli schematismi ai quali ci costringe la post-ideologia del pensiero unico corrente, sino al punto da poter costituire un viatico per reagire alle infinite contraddizioni e falsificazioni che da quegli schematismi derivano”. Un dibattito interessante che ha posto grandi interrogativi non solo sul futuro di Napoli. E anche se non si capisce come mai i numerosi politici napoletani, passati e presenti, non siano riusciti ad aiutare la città, i problemi ormai non sono solo “napoletani”: viviamo In un’epoca che è riuscita a globalizzare perfino un virus, nonché ad incrementare guerre, flussi migratori, inquinamento e disastri climatici. Senza “una visione” più unitaria e umanitaria, il futuro potrebbe essere davvero oscuro. Aggiungerei che tutti i partiti progressisti dovrebbero unirsi,invece di dividersi, per raggiungere positivi obiettivi. Giovanna D’Arbitrio
"QUANTO DURA UN ATTIMO", PREMIO PAVONCELLA PER LA LETTERATURA
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2021
Nella sezione dedicata alla letteratura dal Premio Pavoncella 2021, spicca la Menzione speciale, per Federica Cappelletti e il libro“Quanto dura un attimo” (Ed.Mondadori), autobiografia di Paolo Rossi, scritta a quattro mani con il marito, poco prima della sua improvvisa e dolorosa scomparsa. “La storia di un ragazzo che ha sfidato la sorte sino a diventare leggenda, scrivendo pagine immortali di un Calcio universale, esempio di onestà e pulizia morale per tanti giovani”. (Secondo la motivazione per l’assegnazione del Pavoncella) Ecco quanto si legge nel risvolto di copertina: “Era un idolo e fu squalificato. Tornò e diventò il Pablito del Mundial di Spagna ’82. Questa è in sintesi la parabola di Paolo Rossi, che dal 1980 al 1982, dalla condanna per il calcio scommesse alla vittoria sulla Germania, visse i due anni più duri ed esaltanti della sua vita: “Ho anche pensato di lasciare l’Italia e smettere di giocare. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”. La storia di Pablito è una favola a lieto fine, intrisa di successi eclatanti alternati a dolori laceranti, di forti impennate e rovinose cadute, di sogni realizzati e ferite profonde, di ambìti riconoscimenti e ingiustizia subita. È il bianco e nero di un’esistenza eccezionale, il copione perfetto di un film che ha incantato generazioni e continua a essere rivisto e rivissuto dal pubblico.Scritto a quattro mani con Federica Cappelletti, Quanto dura un attimo è l’autobiografia di un ragazzo che ha sfidato la sorte fino a diventare leggenda, realizzando il suo sogno di bambino e scrivendo pagine immortali di storia del calcio universale: Paolo Rossi è l’unico calciatore al mondo che con tre gol ha fatto piangere il Brasile stellare di Zico e Falcão, che ha stregato Pelé (che lo scoprì durante il mondiale d’Argentina), è uno dei quattro Palloni d’Oro italiani (insieme a Gianni Rivera, Roberto Baggio e Fabio Cannavaro), capocannoniere al Mondiale di Spagna 1982 (miglior giocatore, miglior marcatore), Scarpa d’Oro 1982, Scarpa d’Argento 1978 e Collare d’Oro (massima onorificenza per uno sportivo). Uno dei pochi che, a distanza di anni, continua a rimanere un brand Made in Italy: che sia Paolino, Pablito o Paolorossi tutto attaccato, in ogni angolo del mondo il suo nome rievoca gol e vittorie a chi ama il calcio giocato. La sua storia, che parte dal fantastico rumore dei tacchetti negli spogliatoi del Santiago Bernabeu in attesa della finalissima, può essere d’esempio per tutti, per accendere gli entusiasmi e insegnare ai giovani che da ogni difficoltà si può venire fuori e diventare anche campioni. Esattamente come quando in campo rubava il tempo agli avversari, la leggenda di Pablito sfugge all’oblìo delle masse perché tutti abbiamo ancora bisogno di sognare e di credere nelle imprese impossibili”. A quanto pare Federica Cappelletti insiste molto sulle qualità morali di Pablito, che in effetti ha sofferto come calciatore e come uomo prima di raggiungere il successo. La frattura di tre menischi tra il ’72 e il ’74, un vero calvario, nonché l’accusa per il Totonero del 1980 Il racconto nel libro sembra seguire una struttura circolare: inizia a Santiago Bernabeu e lì si ritorna per la finalissima. Nei primi capitoli emergono gli altri personaggi: i familiari di casa Rossi, come Bobo Vieri, G.B. Fabbri, il presidente Farina. Enzo Bearzot, ecc.. Nel libro prevale senz’altro lo stile di Federica Cappelletti, giornalista e seconda moglie di Paolo Rossi, anche se è evidente il predominare di un affetto intenso e sincero, al di là degli eventi sportivi. Insieme essi scrissero anche Il mio mitico Mondiale (Ed. Feltrinelli). Concludendo, leggere Quanto dura un attimo significa rivivere pagine indimenticabili del calcio italiano. Giovanna D’Arbitrio
L'ULTIMA RICAMATRICE: PREMIO PAVONCELLA PER LA LETTERATURA
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2021
Vincitrice del Premio Pavoncella 2021 con il romanzo L’Ultima Ricamatrice (Ed Piemme) Elena Pigozzi, nata a Verona, è scrittrice, giornalista, dottore di ricerca in Linguistica applicata e Linguaggi della comunicazione. Ha pubblicato per Giunti il saggio La letteratura al femminile (1998), diversi libri umoristici, tra i quali Come difendersi dai Milanesi, Come difendersi dai Romani, Come difendersi dai Napoletani e per Marsilio il romanzo Uragano d’estate (Premio Penne Opera Prima 2009). Nel risvolto anteriore di copertina si legge quanto segue: “Appoggiata ai bordi del bosco, sulla via che dal paese va verso le montagne, c'è una piccola casa solitaria: è qui che vivono le ricamatrici. Ora è rimasta Eufrasia a praticare l'arte di famiglia, tesse, cuce, ricama leggendo in ogni persona che le si rivolge i desideri più inconsci. Accanto a lei come prima alla bisnonna, alla nonna e alla madre, da sempre, il telaio di ciliegio, rocchetti, stoffe, spole e spilli. Eufrasia ha settant'anni e ha quasi smesso di lavorare, le mani curvate dall'artrite e la modernità in cui tutto è fatto in fretta le avevano fatto pensare di non servire più a nessuno. Ed è in quel momento che arriva Filomela, una ragazza giovane con il riso negli occhi oltre che sulle labbra, che le chiede di prepararle il corredo e di insegnarle a ricamare. Eccola, l'ultima occasione di fare ciò che Eufrasia più ama: rendere felice qualcuno, raccontargli la vita che verrà intrecciando trama e ordito. Le parole che ha risparmiato per tutta l'esistenza ora sgorgano come fiumi in primavera. Racconta di una giovane vedova di guerra gentile ed esperta nel taglio e cucito, di una splendida e coraggiosa ragazza troppo bella per non attirare le malelingue di paese, di un amore delicato come il filo di lino e tanto sfortunato, e di un ricamo tessuto da generazioni, in cui ognuna di loro ha scritto un pezzo della propria esistenza, una scintilla luminosa nel buio del mondo. Elena Pigozzi in questo romanzo ci fa vivere cento anni di storia in un battito di ciglia, a volte vento leggero e luminoso, altre cupo e foriero di sventura. Tante vite si intrecciano in queste righe, tanti amori, ma soprattutto l'amore per la vita stessa e per un'arte millenaria che sono la vera eredità dell'ultima ricamatrice”. Senz’altro un romanzo molto originale per stile e contenuti, un romanzo che coinvolge il lettore per delicatezza di emozioni e sentimenti : una scrittura poetica, accurata e gentile per una storia tutta al femminile di donne coraggiose e che si tramandano di madre in figlia l’antica arte della ricamatrice. Eufrasia, ormai settantenne, è l’ultima ricamatrice che accoglie la giovane Filomela, desiderosa di apprendere a ricamare i capi del suo corredo di sposa. Incuriosita da Eufrasia, le chiede di raccontarle la sua storia e quella della sua famiglia, cioè quella di Esther, Clelia e Miriam, tutte tessitrici e ricamatrici che hanno amato, sofferto, ma che hanno affrontato la vita con coraggio , apprezzandone i rari momenti di gioia. Una storia che ci riporta indietro nel tempo, in un piccolo paese dove le donne sono vittime di maldicenze, pregiudizi e gelosie. E ricamo e tessitura, mestieri antichi, diventano simboli della vita stessa: “Nella trama del romanzo- come scrive Gaia Gentile nella motivazione per l’assegnazione del Premio: l’Autrice-Ricamatrice, su un ordito di prosa tesse una tela poetica in cui al caos disgregante della vita, contrappone l’abbraccio della tela che protegge e salda i fili spezzati…”. Tante sono le frasi degne di citazione in questo romanzo. Eccone alcune: “Perché c’è un linguaggio muto, che si ascolta con gli occhi e con la pelle. Un linguaggio che grida ma che non trova frasi per farsi suono(…) Siamo forti insieme, mi ripeteva. Ci ricuciamo le ferite, ci togliamo le offese, ci regaliamo la libertà di essere noi. Un linguaggio che grida ma che non trova frasi per farsi suono”. Coraggio e speranza guidano le protagoniste: “Il mondo è un luogo di spine. Un posto che frana, persino dove sembra battere il sole. Ma a noi non resta che trovare lo spazio, perché ci è dato un angolo che ci appartiene e che sarà nostro. E se il male ci travolgerà, chi rimane ha il compito di andare avanti, perché niente di chi non c’è più sparisca, ma per continuare da lì, dal punto in cui l’altro è arrivato(…)E a forza di passi, arrivare alla fine e riuscire a trovare il coraggio di continuare comunque, anche se il male potrebbe tornare. Proseguire, perché il male può solo interromperti, farti deviare il percorso, ma non potrà mai fermarti. Perciò vai oltre per chi non è più al tuo fianco. Come tuo padre. Come Clelia. Avanti, avanti, perché la vita è più forte. La vita è più grande di ogni dolore. La vita è bellezza che supera il male”. Ecco un’interessante intervista all’autrice: https://www.facebook.com/edizpiemme/videos/2727822150821221 Giovanna D’Arbitrio
Sfoglia agosto        novembre