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PHILOMENA

           

Il recente film di S. Frears, tratto dal libro “The lost child of Philomena Lee: a mother, her son and a 50 year search”  di Martin Sixsmith, racconta la storia di una donna irlandese, Philomena Lee (Judi Dench), che nel 1952 venne ripudiata dalla sua famiglia e chiusa in un convento perché rimasta incinta in seguito ad un rapporto occasionale. Il suo bambino, Michael, le venne poi sottratto e dato in adozione ad una coppia americana.

 

Dopo varie inutili ricerche per ritrovarlo, finalmente 50 anni dopo riceve aiuto e supporto da Martin Sixsmith (Steve Coogan), un giornalista (silurato dall’establishment di Blair) che decide di scrivere un libro su una storia vera per  una forma di riscatto personale. Scoprono così insieme che Michael  è diventato un brillante avvocato che ha intrapreso la carriera politica a Washington, tra le file dei repubblicani e .. altri imprevedibili risvolti e colpi di scena.

 

Presentato lo scorso settembre alla Mostra cinematografica di Venezia dove ha ottenuto il Premio Osella per la miglior sceneggiatura (di Steve Coogan e Jeff Pope), il film mescola sapientemente humour e dramma, avvalendosi di due eccellenti interpreti, Judi Dench e Steve Coogan, una coppia perfetta che si muove in sintonia crescente man mano che il racconto procede.

 

Il regista si rivela davvero abile nell’ adattare allo schermo la storia di Philomena  senza cadere nel mélo e schivando il rischio di riproporre un tema già trattato da Mullan in “Magdalene”,  un implacabile atto d’accusa sulle violenze subite da povere ragazze nei conventi irlandesi.

 

Pur criticando come Mullan un mondo cattolico bigotto, dogmatico ed estremista, Stephen Frears  in effetti riesce a trovare uno stile originale in questo viaggio alla ricerca del figlio perduto, mettendo a confronto due persone molto diverse: Martin Sixsmith,  giornalista arrabbiato, amante della giustizia, scettico e razionale e Philomena anziana ex infermiera irlandese, incolta lettrice di romanzetti rosa, ma umana e intelligente, che conserva una fede religiosa forte e sincera nonostante le offese e le crudeltà subite.

 

 Philomena e Martin dimostrano che in fondo il dialogo  è sempre possibile quando si superano le barriere del pregiudizio e dello sterile protagonismo.

 

Frears ha affermato : “Incontrando la vera Philomena Lee ero sorpreso dal fatto che volesse venire sul set, cosa che ha fatto il giorno in cui veniva girata la scena terribile della lavanderia. Philomena è una donna magnifica, priva di autocommiserazione, che continua ad avere fede nonostante le ingiustizie subite”.

 

Da questa dichiarazione si evince forse il senso profondo di un film che fa commuovere, riflettere e anche divertire: un film da vedere, che ridona  un po’ di fiducia nell’Umanità.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

Pubblicato il 1/1/2014 alle 21.36 nella rubrica diario.

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