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FILM "LA BUCA"

           

Dopo il film  “E’ stato il figlio” (Premio Osella e Premio Mastroianni),  Daniele Ciprì si cimenta in una nuova pellicola, “La Buca”, che sta riscuotendo un notevole successo.

 

E’ la storia di Armando (Rocco Papaleo), ex detenuto innocente uscito di prigione dopo 27 anni, e di Oscar (Sergio Castellitto), avvocato fallito e truffaldino che vive di piccoli espedienti. Il loro incontro, favorito da un piccolo cane bastardo, Internazionale, segna l’inizio di una strana convivenza con l’aiuto di Carmen, sensibile barista (Valeria Bruni Tedeschi). Oscar convincerà poi Armando a chiedere un risarcimento in denaro per l’ingiusta condanna subita , con un nuovo processo. Dopo numerose traversie, alla fine i due protagonisti riusciranno nel proprio intento, non in via legale, ma con un colpo di scena finale.

 

La trama  è semplice, ma il film diverte per battute e gag ricche di humour che fanno riflettere non solo sull’arte di arrangiarsi  “all’italiana”, ma anche su un sistema giudiziario non sempre equo ed efficiente: prima del processo il giudice s’informa sulle origini dell’imputato (“figlio di chi, amico di chi?”), poi appare più interessato ai risultati di una partita di calcio che a far bene il suo lavoro.

 

In un’intervista il regista ha affermato: - La mia intenzione ho voluto fosse chiara fin dai titoli di testa in forma di cartoon. Volevo che la mia storia fosse chiaramente una favola in forma di disegno. Con il mio cinema mi piace raccontare qualche cosa che esiste ma spostandolo in un contesto grottesco, surreale, che mi allontana molto dal resto del cinema italiano..”.

 

Alcuni critici in effetti hanno inserito il film nel filone delle commedie all’italiana anni ’40 e ’50 o in quello americano di Frank Capra o Billy Wilder (in particolare “la strana coppia”). A tal proposito Sergio Castellitto ha detto: - Questi film sono dentro di noi e poi i riferimenti sono comodi, utili, però mentre reciti te li devi dimenticare, magari tra cinquant’anni saremo noi a far da riferimento a qualcun altro. Certo è stato divertente pensare al boccolo di Walter Matthau o alla arguta innocenza di Jack Lemmon. C’è qualcosa di molto serio dietro a tutta questa risata, a questo sberleffo, c’è il racconto molto italiano che l’illegalità è una forma dell’intelligenza … Sono appena tornato dal Canada dove ho trovato una maglietta che ha lo slogan perfetto per il personaggio di Oscar: “Un buon avvocato conosce la legge, un grande avvocato conosce il giudice -.

 

Cosa ha voluto dire Castellitto? Forse che in fondo tutto il mondo è paese?  Se questo è vero, non è un buon motivo per rassegnarsi e accettare iniquità e ingiustizie. Quanto all’arte di arrangiarsi in modo illegale, per ridurre il fenomeno in Italia potrebbero senz’altro essere d’aiuto istruzione, formazione e lavoro.

 

Un buon film che si avvale di bravi attori, delle musiche di Pino Donaggio e Zeno Gabaglio, di una sceneggiatura nata dalla collaborazione di Daniele Ciprì, Alessandra Acciai, Massimo Gaudioso, Miriam Rizzo.

 

Giovanna D’Arbitrio



 

 

 

 

 

Pubblicato il 6/10/2014 alle 18.23 nella rubrica diario.

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