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TERREMOTI IN ITALIA

Ieri mentre l’ennesimo terremoto si abbatteva sull’Italia e si susseguivano frenetiche telefonate a parenti e amici residenti nelle zone colpite, mille pensieri, idee, interrogativi, misti a sconforto e rabbia ci attraversavano la mente confusamente. Da anni il nostro Paese è sconvolto da terremoti: si sa che tutta la penisola è ad altro rischio sismico, eppure continuiamo a subire devastazioni con drammatiche perdite di vite umane, senza mettere in atto seri provvedimenti per proteggere i cittadini, come è stato fatto ad esempio in Giappone. A quanto pare la principale differenza tra Giappone e Italia sta nell’edilizia: nell’arcipelago tutto è antisismico e le strutture vengono controllate e rinnovate periodicamente. La popolazione, inoltre, viene addestrata ad affrontare i disastri naturali fin dalle scuole elementari, con esercitazioni di protezione civile di massa che si tengono ogni primo settembre. In ogni famiglia giapponese è normale la presenza di kit di emergenza. Attrezzature scientifiche e infrastrutture tecnologiche all’avanguardia sono in grado di monitorare i movimenti tellurici ed elaborare dati: in caso di forti scosse, i cittadini vengono tempestivamente informati. Cosa accade in Italia invece? Niente di tutto ciò. Sembra che ad ogni tragico sisma tutto si ripeta secondo un drammatico copione che si recita sempre alla stesso modo: urla strazianti, lacrime e sangue, episodi di eroismo affidati alla buona volontà e al coraggio di protezione civile, esercito italiano e una gran massa di volontari, poi funerali e discorsi di rito con la promessa che mai più tutto ciò debba accadere. E così mentre la gente soffre per aver perduto familiari e case, le registrazioni di vergognose telefonate di intrallazzatori hanno mostrato agli italiani più di una volta che sulla pelle degli altri si pensa a trarre lauti guadagni dagli appalti per le ricostruzioni, talvolta tra frizzi e lazzi e risatine di compiacimento. Come se tutto ciò non bastasse poi scopriamo che su tali ricostruzioni e perfino sulle cosiddette “Grandi Opere” si continua a rubare con l’uso di materiali del tutto inadeguati, così al posto del cemento armato ci ritroviamo con una sorta di “colla” che si sbriciola e vien giù come un castello di carte. A questo punto come madre, nonché insegnante, mi è venuto in mente il terremoto dell’80 seguito poi dal bradisismo di Pozzuoli: mi sono ricordata di quelle scuole fatiscenti nelle quali ho tremato di paura insieme ai miei alunni, con il cuore e il pensiero contemporaneamente rivolti ai miei figli seduti nei banchi di scuole altrettanto a rischio. Per anni “abbiamo ballato” al ritmo di scosse quotidiane provando quella terribile sensazione d’instabilità che ti scuote il sistema nervoso e ti angoscia al pensiero dei tuoi cari, una sensazione che la può comprendere solo chi ne ha fatto esperienza. Per quanti anni ancora dovremo subire tutto questo? Sicuramente ci sono fenomeni naturali che l’Uomo non riesce ancora a dominare, ma c’è bisogno di renderli ancora più gravi e pesanti con intrallazzi, corruzione e malvagità? Cosa ha fatto lo Stato in tutti questi anni per proteggere i cittadini da questi malfattori? E’ urgente intervenire in questo campo. Giovanna D’Arbitrio

Pubblicato il 28/10/2016 alle 7.44 nella rubrica diario.

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